Era stato condannato per maltrattamenti e lesioni in famiglia, degradato e trasferito: carabiniere assolto in appello

PORDENONE. Quando i suoi difensori lo hanno chiamato al telefono per comunicargli che era stato assolto, con formula piena da ogni addebito, è scoppiato in un pianto liberatorio.

Nella tarda serata di mercoledì la Corte di Appello di Trieste ha scagionato un comandante dei carabinieri, assistito dagli avvocati pordenonesi Luca Donadon e Fabiano Filippin, dalla pesantissima accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e percosse. In primo grado il maresciallo era stato condannato a un anno e mezzo di reclusione e per lui era subito iniziato un calvario anche lavorativo, venendo degradato e trasferito di sede e funzioni. Omettiamo le generalità del sottufficiale, all’epoca dei fatti operativo in provincia di Pordenone, a tutela delle persone offese (moglie e figlie minori).

Tutto risale al settembre del 2015 quando la moglie, in quel momento in fase di separazione, si reca dai colleghi del marito per denunciare una lunghissima serie di vessazioni, umiliazioni e autentici pestaggi. Secondo la donna i maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2000, quando la famiglia viveva in una caserma della Benemerita e sarebbero poi proseguiti senza soluzione di continuità nei successivi quindici anni. Scattarono subito le indagini da parte della Procura della Repubblica di Pordenone, sfociate nel settembre del 2018 nella condanna del Tribunale.

Gran parte delle contestazioni è caduta già in primo grado ma ne restavano in piedi altre, aggravate dal sospetto che l’imputato, anche dopo la prima denuncia, avesse abusato della posizione di comandante di stazione per vessare le proprie congiunte.

Mercoledì sera la prima sezione della Corte d’appello giuliana presieduta dal giudice Mimma Grisafi ha cancellato ogni dubbio e ha assolto il militare perché il fatto non sussiste e, per un episodio specifico, non costituisce reato. Sono stati revocati tutti i risarcimenti stabiliti a favore delle parti civili. La stessa Procura generale aveva concordato con i difensori, insistendo per una declaratoria di innocenza.

Ora si apre un nuovo fronte per la completa riabilitazione dell’uomo. «Stiamo parlando di una persona che all’apice della carriera è stato privato dei gradi e inviato lontano dagli anziani genitori con funzioni di servizio diverse da quelle che meritava – hanno spiegato gli avvocati Donadon e Filippin -. Il provvedimento cautelare assunto dall’Arma dovrà ora essere annullato per ripristinare la situazione antecedente. Poi ci sono le ulteriori segnalazioni alla Magistrature presentate dall’ex coniuge e già archiviate per manifsta infondatezza dalla Procura. A gennaio il giudice per le indagini preliminari di Pordenone sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di procedere per calunnia dopo anni di fango, spesso finito anche sui social».

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