Contenuto riservato agli abbonati

I suoi genitori la iscrissero al fan club quando aveva solo due giorni: il tifo di Elena per Valentino Rossi, 23 anni vissuti all’insegna del mito

PORCIA. A casa Turchet, a Porcia in via della Fontana, vivono in quattro. Tre in presenza, uno, il più famoso, in spirito.

Chi apre la porta di casa, con annessa azienda di tendaggi, è l’imprenditore Andrea Brusadin. Vicino a lui, la moglie Dania Turchet e la figlia Elena. Manca il quarto residente, quello sconosciuto all’anagrafe purliliese. Però vigila e occhieggia da ogni dove. Spunta dalle magliette gialle appese fuori dalle finestre, dalle bandiere del suo fan club, dai cartonati all’interno dei locali e dalle foto, in mostra coi modellini delle moto e custodite negli album dei ricordi. È Valentino Rossi, la leggenda delle moto, “adottato”, ignaro, dalla famiglia Turchet sin dal secolo scorso.

Schiacciamo il tasto rewind e torniamo a 23 anni fa, al 25 ottobre 1998. Dania e Andrea sono seduti a guardare un Gran premio di moto in tv. Già stravedono per Valentino, che all’epoca buca lo schermo, pur ancora nelle 250, grazie a esultanze e travestimenti irripetibili, dalla cresta di gallina del finto sponsor “Polleria Osvaldo” alla bambola “Skiffer”, dalle frecce di Robin Hood ai capelli tinti di verde. È il Gran premio d’Argentina (famoso per lo “sgarbo” di Capirossi ad Harada). Valentino vince e i Turchet, che già lo amano alla follia, prendono una decisione solenne: iscrivere la figlia Elena, nata solo due giorni prima, al suo fan club. Si alza il telefono, dunque, e si chiama Tavullia, paese natale del campione? Macché. Si prende la macchina e ci si va di persona, in quello che da allora sarebbe divenuto un appuntamento annuale. «È vero – raccontano Andrea e Dania – siamo abitudinari. Ogni anno andiamo in ferie a Riccione e prima passiamo da Tavullia».

Una sorta di pellegrinaggio al murale, al parco giochi per bambini, al “Ranch” poco lontano, fucina di nuovi campioni, a tutto ciò che rappresenta il Rossi più autentico. Già, ma quello vero, di Valentino, i Turchet l’avranno mai visto? «Tre volte, una al Mugello, nel 2005, due a Misano, 2008 e 2010. E ha sempre vinto, naturalmente». L’avesse saputo, Valentino probabilmente li avrebbe chiamati nel 2015, l’anno del decimo mondiale «saltato per quel biscotto vergognoso» ricorda Dania, richiamando alla memoria l’accordo in pista Marquez-Lorenzo fatale al Dottore. Ma siccome non è mai troppo tardi (e il ritiro dalle gare in questo senso potrebbe aiutare) chissà mai che la storia di questa famiglia non possa arrivare alle orecchie del campione e... del futur non v’è certezza. «Sarebbe un sogno» sospira Elena di fronte alle tessere del fan club: 23, come gli anni della sua vita. «Sono nata e cresciuta con lui, anche se non l’ho mai conosciuto. L’abbiamo visto, una volta, scendere dal suo camper, ma non abbiamo mai potuto parlarci. A scuola, da bambina, non tutti capivano la mia passione. Le mie amiche avevano altri interessi, gli amici magari pensavano più al calcio. Ma per noi, qui, Valentino è sempre stato e resterà un mito».

E adesso che si è ritirato dalle gare? «Impossibile trovarne un altro – taglia corto papà Andrea –, sia per la caratura sia soprattutto per la sua personalità. La passione per gli sport motoristici continuerà, ma di Valentino ce n’è stato e ce ne sarà sempre uno solo. Magari seguiremo Bagnaia, che viene dalla sua Academy, ma ha un carattere diverso». Fuori splende il sole. Giallo, come le magliette e le bandiere del fan club. Il 46, nella Smorfia, rappresenta i soldi. A Porcia, invece, l’amore. E per quello non è previsto ritiro.

Video del giorno

Covid Watch. Ensovibep: cosa sappiamo del nuovo farmaco

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi