Super Green pass, il presidente dell’Aifa: «Obbligo vaccinale subito per forze dell’ordine e dipendenti pubblici»

Il presidente Aifa e membro del Cts: «Estenderlo a tutti soluzione estrema, non siamo nella situazione dell’Austria»

Giorgio Palù, professore emerito di Virologia all’Università di Padova, presidente dell’Aifa e membro del Cts, perché c’è il tabù dell’obbligo vaccinale?

«Sfatiamolo subito, l’obbligo esiste già per alcune categorie professionali e lo decide la politica non il Cts, organo di consulenza. È già in atto per operatori sanitari ed è stato introdotto, ai tempi della ministra Lorenzin, per alcune vaccinazioni pediatriche. Ora, per decidere, andrebbe valutato l’impatto biologico, clinico ed epidemiologico del virus. Le categorie più colpite dall’infezione, per esempio, risultano 5-11enni e 40-50enni. Sarebbe auspicabile che almeno i dipendenti della pubblica amministrazione e le forze dell’ordine fossero obbligati a vaccinarsi essendo a stretto contatto con la popolazione».

E l’obbligo per tutti?

«Resta la soluzione estrema da valutare in base all’andamento della pandemia. Certo non siamo ancora alla situazione austriaca».

Intanto è giusto togliere il tampone dal Green Pass per i luoghi di divertimento?

«Il certificato verde è stato un grande successo di politica sia sanitaria sia economica e potrebbe essere rafforzato per alcune attività, stanti i limiti tecnici del tampone sia antigenico sia molecolare».

Il Green Pass durerà di meno?

«L’immunità, come dimostrano gli studi sulla popolazione, inizia a calare già intorno ai sei mesi specie negli anziani e nei soggetti con patologie concomitanti. È pertanto ragionevole la proposta di abbassare la durata del certificato a nove mesi».

E quanto durerà dopo la terza dose?

«L’incremento della protezione data dal “booster” è ottima nei confronti di tutte le varianti, ma si deciderà in base ai dati scientifici».

La terza dose la faranno tutti?

«L’Fda americana l’ha autorizzata dai 18 anni e anche da noi l’opportunità sarà presto valutata».

I bambini andranno vaccinati?

«Sono sicuramente più esposti alla variante Delta. Entro novembre l’Ema dovrebbe pubblicare la sua valutazione rischi-benefici e successivamente l’Aifa si esprimerà».

È giusto dare spazio in tv ai contestatori del Green Pass e dei vaccini?

«La comunicazione durante la pandemia è stata talmente assillante da generare una vera infodemia che ha sconcertato la società. È essenziale dare un’informazione corretta al pubblico fornendo le basi conoscitive per interpretare il fenomeno pandemico: che parlino dunque i responsabili politici, delle istituzioni sanitarie e scientifiche».

Si aspettava la crescita del contagio?

«Una recrudescenza invernale sì, ma grazie ai vaccini non è esponenziale. L’Italia non può lamentarsi. Tutta Europa sta peggio, perché meno vaccinata».

I nuovi contagi sono più dovuti ai non vaccinati o al calo dell’immunità?

«I fattori sono quattro: il clima invernale che facilita la diffusione aerea del virus, la variante Delta più contagiosa, i non vaccinati e il calo dell’immunità».

Quanto crescerà ancora il contagio?

«Sono previsioni da biostatistici, che dipendono da variabili spesso poco controllabili. Dovremmo avere l’umiltà di dire che si tratta di un’evoluzione poco prevedibile. L’unica sicurezza è la protezione data dai vaccini, da rafforzare con la terza dose».

L’Aifa potrebbe autorizzare dei farmaci che renderebbero meno fondamentali i vaccini?

«I farmaci sono terapie per chi ha già la malattia in atto. I vaccini prevengono l’infezione, la malattia e impediscono la circolazione del virus. Già Pasteur a metà ‘800 diceva che più del rimedio è utile la prevenzione. In ogni caso, per i malati è disponibile una nuova combinazione di monoclonali ed entro Natale si deciderà sugli antivirali Molnupiravil e Paxlovid, su cui abbiamo chiesto chiarimenti».

Fin da subito lei ha ritenuto possibile che il virus fosse fuoriuscito da un laboratorio di Wuhan. Ora che diversi studi rianimano la discussione, che idea si è fatto?

«Le ipotesi rimangono sempre due. La prima è che il virus sia passato dal pipistrello all’uomo, eventualmente tramite un ospite intermedio, e la seconda che sia uscito per errore da un laboratorio».

Il virus può essere stato creato tecnologicamente?

«Non si sa con certezza, ma ha la stranezza di un’inserzione di dodici nucleotidi in un sito del gene S non soggetto a ricombinazione. Questo ha reso in origine il virus particolarmente infettivo. Non si può dunque escludere una manipolazione».

Come fa un virus a uscire da un laboratorio?

«È già successo in passato. Può capitare se non si rispettano le misure di sicurezza necessarie per il contenimento di agenti ad alta patogenicità. Quello che è certo è che i cinesi non hanno contribuito a far luce sulla questione».

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