«La modifica allo Statuto una decisione inutile, discriminatoria e grave»

L’ex sindaco Honsell e il presidente dell’Arcigay Friuli Vida commentano la scelta dell’amministrazione Lunedì il consiglio ha riscritto l’articolo 9 specificando che la famiglia è quella fondata sul matrimonio 

le critiche



«Una scelta ideologica che anziché unire, finirà per dividere la comunità udinese».

Furio Honsell, ex sindaco e attuale consigliere regionale, non ha gradito la modifica dello Stato comunale discussa lunedì in consiglio. Anzi, l’ha bollata come «inutile, grave e discriminatoria». Critico anche il presidente di Arcigay Friuli, Luca Vida, che si è detto «sconcertato» dalla scelta fatta dall’amministrazione, a trazione leghista, al governo della città.

Un polverone nato dalla decisione di cambiare l’articolo 9 dello Statuto, nel punto in cui si parla di famiglia, non più definita tale in maniera generica, ma «come società naturale fondata sul matrimonio». Lunedì sera c’è stata la presentazione della modifica e il respingimento dell’emendamento che chiedeva il ripristino dell’attuale dicitura, mentre il 29 novembre ci sarà il voto finale e il via libera definitivo al nuovo Statuto.

«Si tratta di una mera strumentalizzazione ideologica – ha aggiunto Honsell –, soprattutto perché non andrà a modificare le diverse misure di sostegno previste dalla legge. Per “l’istituzione Comune”, la famiglia è quella anagrafica, e quindi comprende sì le persone sposate, ma anche quelle unite da vincoli di altro tipo, quali le unioni civili, la parentela, l’affinità, l’adozione. Citare soltanto il nucleo famigliare fondato sul matrimonio nello Statuto comunale – evidenzia l’ex sindaco – è un qualcosa che discrimina e che non può far altro che far sentire alcuni cittadini diversi. E un’amministrazione che persegue una finalità di questo genere, dimostra di essere fortemente ideologicizzata e incapace di creare unità».

Honsell non si è fatto convincere nemmeno dal richiamo all’articolo 29 della Costituzione: «Lo Statuto comunale non ha certo bisogno di fare riferimento alla nostra Costituzione, che contiene una serie di principi di carattere generale. Che senso ha – chiude l’ex sindaco – apportare una modifica del genere se poi negli atti concreti di tutti i giorni, il Comune riconosce la famiglia anagrafica e non soltanto quella fondata sul matrimonio? Lo ribadisco, ritengo un’inutile spreco di tempo aggiungere un elemento che a priori può creare una distinzione tra i cittadini».

Scettico anche il presidente di Arcigay Friuli, Vida: «Leggendo l’articolo ho avuto per un attimo la sensazione di aver fatto un salto indietro di qualche decina di anni, e di non essermi svegliato nel 2021 – ha affermato –. Con tutte le emergenze che ci sono in città, il Comune spreca energie per discutere di una modifica di questo genere allo Statuto? Ci sono diversi tipo di famiglia, che già oggi sono riconosciuti in quanto tali dal Comune in quanto istituzione. Non capisco il senso di sottolineare il riferimento al matrimonio, se non quello di voler marcare, come amministrazione, il tipo di famiglia a cui fare riferimento». Vida ha, quindi, spostato il discorso su quella tipologia di nuclei famigliari che non sono ricompresi nella nuova formulazione dell’articolo 9: «Non ho mai sentito dire da questa amministrazione che tutele ha in mente a favore delle coppie Lgbt+. L’unico atto concreto dal momento del suo insediamento – ha chiarito – è stata l’uscita dalla rete Ready, la rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti-discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. E non è quello che ci si aspetterebbe da un Comune, che a nostro avviso, ha il dovere di aiutare e sostenere ogni tipo di famiglia, indipendentemente dal vincolo del matrimonio. Questo – chiosa il presidente di Arcigay – dovrebbe essere il vero welfare, senza distinzioni, discriminazioni, inutili precisazioni».—

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