«Le cooperative di comunità potranno rilanciare società e territori»

In montagna sono fondamentali contro lo spopolamento Il presidente Piccoli: giovani e donne si mettono in gioco



Il sistema cooperativistico della Destra Tagliamento tiene meglio rispetto a quello veneto. Ha molti spazi di manovra, nonostante gli odierni valori sociali portino in direzioni più individualistiche. Può rappresentare una ulteriore opportunità di sviluppo di zone a rischio spopolamento, come quelle montane, e di rilancio di aziende abbandonate dagli imprenditori. È quanto emerso nel corso della tavola rotonda su “La cooperazione fattore di sviluppo nella comunità” moderata dal direttore del Messaggero Veneto e de Il Piccolo Omar Monestier in occasione dei 70 anni di Confcooperative Pordenone.


Una discussione anticipata dalla fotografia del sociologo e docente all’Università di Padova Daniele Marini sul mondo cooperativo pordenonese. Il 71 per cento delle associate di Confcooperative Pordenone, che hanno partecipato alla rilevazione dalla quale ha sviluppato l’analisi, occupa giovani con meno di 30 anni, ha il 41 per cento di lavoratori di origine straniera e il 60 donne in ruoli di responsabilità.

La cooperazione pesa per il 10 per cento del panorama occupazionale in provincia e non ha risentito in maniera drammatica della crisi pandemica. Inoltre, guarda al futuro con ottimismo in modo certamente più deciso rispetto alla Marca trevigiana e, soprattutto, alla media delle colleghe venete. Le criticità si riscontrano sui fronti dell’innovazione e della tecnologia, della sostenibilità, dei servizi post vendita e dell’attenzione all’inclusione sociale.

Le coop dispongono di un “pil sociale” – spesso poco valorizzato – che comprende relazioni con 3 mila 600 famiglie, 110 associazioni di volontariato e 75 di categoria con cui costruiscono progettualità. Sotto il profilo economico, sono in filiera con oltre 5 mila 800 imprese e 1.600 fornitori di un mondo trasversale, come sottolineato dal presidente Luigi Piccoli: credito, agricoltura, sociale, distribuzione, produzione, servizi, edilizia e sanitario. «Le quattro principali attenzioni su cui stiamo puntando – ha aggiunto – sono un occhio alla storia e alle nostre radici; il ruolo delle donne; lo spazio per i giovani cooperatori; la cooperazione come fattore di sviluppo nella comunità». Realtà che “incoraggiano” anche la rete di persone che si mettono in gioco.

Il Friuli occidentale, ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, si manifesta ancora come un’entità «propensa all’aggregazione e non è così oltre il Tagliamento» e spesso l’ostacolo è costituito dalle persone. Ha quindi auspicato che «la base sociale rimuova i soggetti ostativi». L’elemento inconfutabile, ha concluso, «che fa emergere il Pordenonese, è la capacità di fare sistema, mentre altre aree si presentano disgregate».

Valerio Cescon (Consorzio tutela doc Prosecco) ha portato l’esperienza del vino, che «ha risposto ai bisogni, ha creato mercato, ha dato dignità alla gente e consentito di integrare il reddito delle famiglie». Per Michelangelo Agrusti, vicepresidente della Cciaa Pordenone Udine, «la cooperazione non è di moda perché si muove contro lo spirito del tempo, dell’io al posto del noi». Ideal Standard poteva essere “salvata” dalla cooperazione, come si tenta di fare a Trichiana? «Era una situazione complessa e non ci fu il sostegno totale delle istituzioni». Ha però invitato a «non dimenticare le tragedie che hanno messo in difficoltà migliaia di famiglie». Per evitarle in futuro, oltre che maggiore vigilanza, servirà «una managerialità forte». Senza cooperative, ha concluso per ribadirne l’importanza, «migliaia di ragazzi non avrebbero potuto farsi la prima casa». —



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