Le proteste per i servizi sanitari dalla piazza ai consigli comunali



CIVIDALE


Sono arrivati carichi di slogan: i militanti per la tutela dell’ospedale continuano la loro battaglia e promettono di intensificarla, visto «il perdurante silenzio sulle sorti del presidio cividalese, da quasi due anni privo di servizi essenziali».

Ieri hanno manifestato in piazza Paolo Diacono; domani solleveranno il caso nel consiglio comunale della città ducale e in quello di San Pietro al Natisone, tramite una mozione che auspicano «apra la via».

«L’obiettivo – spiega il capogruppo della minoranza sanpietrina, Nino Ciccone – sarebbe trasmettere il documento a tutte le assemblee civiche delle Valli, ai fini di un’azione coesa».

E sempre all’insegna della compattezza saranno due incontri pubblici sul tema della sanità, da tenere non appena possibile in area valligiana e a Cividale. «Noi non molliamo», scandisce il presidente del Comitato per la tutela della salute, Renato Osgnach, rilanciando alla Regione l’ormai nota lista delle richieste della popolazione locale.

«Non possiamo aspettare la nascita dell’annunciata Casa della salute, nel 2026: le prestazioni sanitarie servono subito», dice, mentre altri volti del picchetto contestano «lo scandalo di una città Unesco senza pronto soccorso» e l’incertezza sulle tempistiche di utilizzo di «fondi che, peraltro, sono destinati solo a opere strutturali, non ai servizi».

«L’ospedale di Cividale è stato spogliato delle sue funzioni fondamentali. Non si può non pensare a quanta strada devono fare i cittadini delle Valli per raggiungere quello di Udine, sempre più congestionato», osserva la consigliera regionale dei Cittadini, Simona Liguori, presente insieme alla collega Mariagrazia Santoro (Pd).

«Saremo sempre vicini ai Comitati – dice quest’ultima –, che esprimono l’esigenza di servizi di prossimità venuti a mancare. Che nei tempi del Covid ci si debba ammassare nell’hub di Udine per prestazioni tranquillamente effettuabili in un piccolo ospedale è un paradosso. Per quanto riguarda, poi, la carenza di personale, ci risulta ci siano graduatorie non considerate».

E da Claudia Chiabai, tra i fondatori (25 anni fa) del primo Comitato pro ospedale, arriva l’appello a «serrare i ranghi, perché questo – dice – è in assoluto il momento più critico per la struttura». —



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