Lotta fino all’ultimo e perde solo in volata: l’Old Wild West cade con Cantù

Nonostante la quarantena Covid i bianconeri giocano una grande partita contro la capolista

DESIO. Perde a Desio l’Old Wild West il match clou con Cantù. Se la gioca fino all’ultimo, dopo una settimana di quarantena, dimostra di essere uno squadrone, di talento e di testa. Riapre la partita almeno 4 volte, forse 5. Non molla mai, ha un Lacey gigantesco, ma un Walters potenzialmente letale, ma che deve tacere e giocare anche se viene picchiato dagli avversari. Finisce 81-78 una magnifica partita.

Boniciolli se la gioca con le due torri, Pellegrino e Walters, e l’idea gli balzava alla mente da giorni, Lacey, Giuri e Cappelletti. C’è la mini-quarantena per Covid da spazzare via, l’Old Wild West prova a farlo iniziando forte. Walters (notte con febbricola, no virus), la difesa funziona, e quando Cappelletti corre, Lacey spara una tripla siderale, Mussini pure l’incubo Covid si volatilizza. Cantù, due Coppecampioni e molto altro in bacheca è costruita per vincere, e dal 5-13 chiude il quarto sul 17-16 mettendo difesa e tanta, tanta fisicità. Fino a sei giorni fa Udine era in quarantena, ora vuole vincere con Cantù, mica male. Con Giuri rimette il naso avanti, però Walters deraglia. Protesta. Un arbitro lo aspetta al varco. La vecchia volpe friulana Cusin, che lo marca, pure. Botte (Cappelletti enciclopedico su Sergio), contatti non fischiati, tensione alta. E’ il big match signori. Intensissimo. Stai zitto Walters, non ti marcano. Ti fischiano? Taci. E segna i liberi. Ma ormai la frittata è fatta: l’arbitro dà una bella mannaia alla gara di Udine fischiandogli il terzo fallo (c’era Brandon, c’era). Cantù è sempre in lunetta, Esposto regge, Ebeling e Italiano no. Così Udine si aggrappa al terzetto di guardie. E difende. Sempre. E’ gruppo tosto, unito. Lotta, non molla. Andrà lontano. Walters dalla panchina a un metro da noi si sgola a incitare i suoi. Non sono cose banali. Intervallo lungo 35-39 per gli ospiti con un super Lacey (che bravo) e un triplone dall’angolo di Mussini con tanto di urlo alla panchina. E pure un minutino in campo per baby Pieri. Anche nell’intervallo, come all’inizio le due società ricordano Gianni Corsolini, comparso quest’anno, il dirigente gigante nella storia dei due club. Bravi. Ci sono anche Charlie Recalcati e Antonello Riva: quanto vorrebbero giocare una partita così.

Si riparte. L’Apu prende più rimbalzi (22-18), tira meglio, difende. Può farcela eccome. Ma ha i lunghi carichi di falli. Nel freezer del PalaDesio, 7 mila posti, meno di duemila tifosi, non un campo impossibile. Coach Finetti risanato è carico, dà un “cinque” a tutti, cronista compreso. Barba Johnson e Allen, due trottolini, si svegliano. E’ il momento chiave del match. L’Apu sbaglia 4 triple di fila (alternative no?) perde due palloni e l’equilibrio traballa. Boniciolli prova a rimediare, Lacey tiene duro, ma “Barabba” si catena: tripla, schiacciata in contropiede, Da Ros, fin l’ì cancellato da Esposito, si tuffa. Il palazzo ribolle e su Udine piove tutta la carica d’una piazza da Coppacampioni che vuole rinascere. Cantù è avanti 53-44, all’improvviso una muraglia da scalare. Con il tiro da tre che non va, le scorie della sosta forzata. Il parziale di 15-8 sa di botta tremenda. “Dai, dai” urla Boniciolli. Arriva a un metro da noi e dice: “Ecco cosa vuol dire stare fermi una settimana”. Verissimo. Ma è Udine che da lunedì ha voluto giocare in tutti i modi, forse per non rimandare il tutto alle calende greche. Walters, quarto fallo. Urla a una collega canturina frasi irripetibili. Brandon? Suvvia Brandon, gioca (si scuserà splendidamente con la ragazza, è un pezzo di pane il ragazzo).

E’ incredibile, sembra che la partita sia finita, 10 punti segnati nel terzo quarto, eppure l’Apu comincia l’ultimo “solo” sotto 56-49. Alias, Cantù è battibile. Eccome se lo è, altra roba rispetto alle rivali di una stagione fa. Lo dimostra piantandosi improvvisamente quando Udine riprende a difendere. Lacey gioca e Walters torna Walters: 58-57 a quasi 7’ dalla fine, una vita. E Cappelletti e Lacey si divorano pure il sorpasso. Barba Johnson ne approfitta due volte. Niente, la partita è rigirata. Perché all’Apu mancano le triple, il suo Dna. E il “Cuso” (gran partita) irretisce il pivot fumino che si prende un tecnico. Allen tripla: finita? Macchè: Lacey e Cappelletti ruggiscono e riportano i suoi sul 69-67 a 3’37” dalla fine. Ancora Lacey, la panchina impazzisce. Cappelletti è on-fire (22 punti a testa): sorpasso. Dura un amen, Johnson segna, Allen stavolta porta a casa la partita. Senza Covid come sarebbe finita? E chi lo sa, forse diversamente. Una cosa è certa: Udine continuando così e, rimettendo nei binari giusto il malmenato Walters (taci Brandon e gioca) ,in serie A ci andrà.

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