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Mascherina obbligatoria e il super green pass, clienti e ristoratori alla prova del nove: “Non a tutti sono chiare le regole”

Agli esercenti udinesi non è chiaro se i non vaccinati possano consumare al banco. Più di qualcuno è entrato nei locali facendo vedere il Qr code senza date o scadenze

UDINE. Bianca o colorata, con qualche fantasia o tinta unita, la classica chirurgica o la Ffp2. Da mesi non eravamo più abituati a usarla all’aperto ma ora con l’entrata in zona gialla del Friuli Venezia Giulia in un’Italia ancora tutta bianca, la mascherina è tornata di nuovo obbligatoria anche all’esterno. E a Udine, passeggiando nel centro storico, la stragrande maggioranza dei cittadini portava la protezione sollevata. L’unica misura che accomuna vaccinati e non vaccinati. Nei confronti di questi ultimi, infatti, le regole si sono fatte più severe visto che da ieri la regione ha fatto da apripista – di sette giorni rispetto a quanto accadrò nel resto dell’Italia – anche all’introduzione del Green pass rafforzato, spettante a chi ha già avuto il Covid da meno di 6 mesi o si è sottoposto a vaccinazione entro i 12 mesi precedenti.

Una “super” certificazione che consente di aggirare le restrizioni previste in zona gialla, e, quindi, permette di entrare nei cinema e nei teatri, negli impianti sportivi, nei bar e ristoranti, nelle discoteche e partecipare a feste e cerimonie pubbliche. In attesa dell’aggiornamento informatico a livello nazionale che la prossima settimana porterà al rilascio del Green pass rafforzato con relativo Qr code, però, in Friuli si dovrà esibire il certificato vaccinale cartaceo con indicate le date delle dosi ricevute la scadenza. In alternativa si può fotografare il certificato vaccinale o di avvenuta guarigione dal Covid e conservare le immagini sul telefonino. Dati che sono disponibili anche sull’app Immuni alla sezione “più dettagli”.

Su quest’ultima misura, però, non tutti hanno le idee chiare. A Udine più di qualche esercente, infatti, seppur contento di non dover chiudere l’attività, è in dubbio su come effettuare i controlli e se chi è sprovvisto di vaccino possa comunque essere servito al bancone, esattamente come accadeva in zona bianca. Ieri non erano pochi i clienti ad essere entrati nei locali esibendo il codice dallo smartphone ma senza l’indicazione delle date di vaccinazione o la scadenza dell’ultima effettuata. E c’è, ancora, chi teme un calo degli affari con una riduzione della clientela, quella che esibiva il Qr code da tampone.

I cittadini che si sono fatti iniettare le due dosi, invece, sostanzialmente plaudono alla nuova normativa e la vedono come «un modo per uscire prima dall’impasse generato dalla pandemia». Molti si augurano che queste restrizioni alla fine «servano per invogliare chi ancora non lo ha fatto a vaccinarsi». Qualcuno non ha voluto palesarci la propria posizione «per questione di privacy» limitandosi a osservare «che è più controllato chi si fa il tampone ogni due giorni». Il fatto che non sia più sufficiente fare il tampone per sedersi a un tavolo di bar o ristorante o in tutti gli altri posti al chiuso genera indifferenza in chi sostiene l’inutilità della vaccinazione. «Resteremo a casa» è il loro commento laconico.

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