Il centrosinistra attacca: «Una giunta ideologizzata sulla tutela della famiglia»

Non si spengono le polemiche dopo l’approvazione del contestato articolo 9 Il Pd: «Nel documento dovrebbero potersi riconoscere tutti i cittadini: non è così»



Passata è passata. Ma la delibera con la quale il Consiglio comunale ha ratificato le modifiche a sei degli 89 articoli che compongono lo Statuto del Comune lascia dietro di sé uno strascico di polemiche che non accennano a spegnersi. “Colpa” del riferimento – prima inserito e poi rivisto e corretto – alla «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». L’emendamento di Enrico Bertossi (Prima Udine) che ha salvato la modifica dell’articolo 9 («Il Comune di Udine «riconosce e promuove i diritti della famiglia come società naturale comunque costituita») è stato approvato a larghissima maggioranza, ottenendo il disco verde anche da gran parte dell’opposizione (contrario solo il dem Carlo Giacomello). Non così il voto sul pacchetto complessivo delle modifiche, al momento del quale il Partito democratico e Progetto Innovare hanno abbandonato l’aula. «Abbiamo votato l’emendamento Bertossi che prevede una nuova formulazione dell’articolo 9 dello Statuto e la locuzione “famiglia naturale comunque costituita” perché in essa trovano riconoscimento sia le persone unite in matrimonio sia quelle unite da vincoli di altro tipo quali le unioni civili, la parentela, l’adozione», spiegano in una nota i consiglieri dem Monica Paviotti e Alessandro Venanzi.


«Non abbiamo, invece, votato lo Statuto nel suo complesso e siamo usciti dall’aula in segno di protesta, perché il sindaco, con le sue dichiarazioni, rese tra l’altro tramite Facebook e non in Consiglio comunale, ha dato una definizione di “famiglia naturale” del tutto priva di fondamento e scollegata dalla realtà discriminando tutte quelle famiglie che non corrispondono al modello anacronistico che Fontanini e il centrodestra hanno in mente. Non potevamo votare uno Statuto insieme a un’amministrazione che ha dimostrato, nei fatti, di essere fortemente ideologizzata e incapace di creare unità anche su uno strumento giuridico in cui tutti i cittadini e le cittadine udinesi dovrebbero potersi riconoscere».

Una linea condivisa anche da Federico Pirone: «Grazie alla mobilitazione di tante e tanti, delle minoranze, nello Statuto è sparita per fortuna qualsiasi tipo di discriminazione sulla famiglia che il sindaco Fontanini e il suo cerchio magico intendevano invece sottolineare. Un “pensiero” che il sindaco ha tenuto a ribadire anche nel giorno in cui anche la maggioranza votava un emendamento che ristabiliva un principio sacrosanto, quello della laicità e del rispetto della scelta della persona. Per questo motivo abbiamo scelto di non votare lo statuto, volendo sottolineare la nostra distanza da un modo di governare che divide, giudica, provoca anziché promuovere il rispetto, il dialogo, la non discriminazione. Un modo che non appartiene al dna di questa città e del Friuli, dove per i referendum del 1974 (divorzio) e del 1978 (aborto) i risultati furono sopra la media dei risultati nazionali». «La città ha perso un’occasione per ritrovarsi unita su un documento importante come lo Statuto, che dovrebbe rappresentare in maniera omogenea la città, al di fuori delle ideologie», il commento del Cinque Stelle Domenico Liano. «Spiace che Giacomello e Berti non abbiano voluto arrivare a un testo condiviso: la mancata unanimità mi è dispiaciuta, ma osservo che il voto del Movimento 5 Stelle è stato decisivo per l’approvazione dello Statuto». —

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