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Modifica dello Statuto, il trionfatore (politico) Bertossi:«Il Consiglio ha dimostrato maturità, ma ho temuto per quell’emendamento»

Bertossi spiega come si è arrivati alla soluzione che ha messo tutti d’accordo: «Mi ha amareggiato la decisione del Pd di uscire dall’Aula per il voto finale»

UDINE.Dal punto di vista politico, il vero trionfatore è lui, Enrico Bertossi (Prima Udine). Con l’emendamento che ha richiamato la definizione di famiglia data da Aldo Moro durante i lavori dell’Assemblea Costituente, è riuscito a creare i presupposti per raggiungere quella maggioranza qualificata indispensabile per approvare lo Statuto alla prima votazione. Dimostrando, una volta di più, come l’esperienza e la capacità di mediazione, siano fondamentali nel fare politica.

Consigliere Bertossi, si aspettava un epilogo del genere?

«Speravo ci fosse, nella maggioranza, la consapevolezza che lo Statuto riguarda tutti i cittadini, e quindi non può essere di parte o divisivo per l’opinione pubblica. Per fortuna siamo riusciti a raddrizzare una situazione che stava diventando antipatica. Ma non nascondo il timore che l’emendamento potesse essere bocciato perchè presentato dal sottoscritto. È noto, infatti, come il sindaco mal mi digerisca. Invece il consiglio ha dato un segnale di maturità importante».

Com’è nato, nell’emendamento, il riferimento a Moro?

«Lo spunto me l’ha dato il consigliere del M5S Domenico Liano, che per primo l’ha citato durante i lavori della commissione Statuto. C’è stato anche un confronto con l’avvocato Ester Soramel. Entrambi mi hanno ispirato a percorrere questa strada, che a distanza di molti anni si è rivelata attuale, a dimostrazione di come i grandi statisti del passato abbiano ancora un loro peso».

Che lettura politica dà della votazione dello Statuto?

«Sull’emendamento che ha corretto l’articolo 9, c’è stato uno sforzo da parte di tutti nel trovare una soluzione condivisa. Alla fine un po’ di amaro in bocca mi è rimasto. Speravo che il voto finale fosse unanime. Il gruppo di Prima Udine non riteneva opportuno approvare un testo con quella definizione di famiglia e con il riferimento agli 11 assessori. Quando questi due elementi sono stati modificati, per coerenza, abbiamo espresso un voto favorevole».

Non ha condiviso, quindi, la scelta del Pd di uscire dall’Aula?

«Non mi sento di dare giudizi, ma questa decisione mi ha amareggiato. Avrei preferito un voto più ampio, e solo il senso di responsabilità dei consiglieri di Prima Udine e del Movimento 5 Stelle ha consentito l’approvazione dello Statuto alla prima votazione, evitando così di portare avanti la questione per mesi».

A questo punto cambia qualcosa per Prima Udine? Ci sarà un’apertura di credito al centrodestra?

«Non cambierà nulla. L’abbiamo sempre sostenuto: quando le cose sono fatte bene siamo pronti a votare a favore, senza pregiudizi. Quando, al contrario, sono fatte male, non le votiamo e le critichiamo. Purtroppo siamo stati spesso facili profeti su alcuni errori di questa maggioranza, dall’introduzione del porta a porta al caso mense. L’elenco è lungo».

Rileva uno scarso ascolto delle minoranze in questa legislatura?

«La politica è fatta di ascolto e di confronto. Ci sentiamo portatori di esperienze che, in alcuni casi, aiutano a leggere in anticipo le situazioni. Sfumature che chi amministra da meno tempo non riesce a cogliere. Ogni tanto le opposizioni andrebbero tenute maggiormente in considerazione, così come i cittadini. Poi è chiaro che la decisione finale spetta alla maggioranza. Il caso mense, a tal proposito, è emblematico. Le cose non funzionavano e i genitori si lamentavano, ma la colpa era nostra. Ci sono voluti i Nas e la magistratura per convincere la giunta ad aprire gli occhi».

Il post su Facebook del sindaco a poche ore dal consiglio, con quel riferimento alla famiglia naturale intesa come la capacità di due esseri umani di procreare, ha reso tutto più difficile?

«Probabilmente, senza quel post, lo Statuto passava con voto unanime. Sarebbe stato il primo vero esempio di unità da parte di questo consiglio, troppo spesso arroccato su posizioni contrapposte di maggioranza e opposizioni. Peccato».

Si attendeva un intervento del primo cittadino in Aula?

«Non interviene quasi mai, preferendo concentrarsi sulla comunicazione verso l’esterno. Ognuno ha il suo stile e ne risponderà ai cittadini. Per me il luogo deputato alla discussione e al confronto resta il consiglio, non i social network o altri canali di comunicazione».

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