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Volevano ricostituire la mala del Brenta e uccidere il boss pentito: ecco chi è la trentenne pordenonese arrestata tra i componenti del clan

I carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di arresti a esponenti della Mala del Brenta: trentanove gli indagati a vario titolo

PORDENONE. Blitz dei Carabinieri del Ros nella notte con l’esecuzione a Venezia e altre città italiana di 39 arrest ai danni di ex componenti della Banda del Brenta che con metodi mafiosi cercavano di ricostruire l’ex gruppo criminale, per il controllo del territorio.

L’operazione, coordinata dalla Procura antimafia di Venezia, vede coinvolte un’ottantina di persone, accusate di traffico di droga, rapina ed estorsioni.

Alla esecuzione delle misure cautelari hanno preso parte i comandi dei carabinieri di Venezia, Padova, Treviso e Rovigo. Tra gli arresti c’è anche il nome della pordenonese Melissa Stefanutto, 32 anni, domiciliata a Rubano (Padova),

Gli episodi criminali accertati dalle indagini riguardano gli ultimi dieci anni. Il tentativo di riorganizzare quella che era stata la Mala capeggiata da Felice Maniero sarebbe stato favorito anche con le scarcerazioni negli ultimi anni di alcuni ex esponenti del gruppo malavitoso che dagli anni’70 in poi aveva insanguinato il Veneto.

La presenza operativa di donne, fra cui, non con un ruolo di primissimo piano, Melissa Stefanutto, già indagata in passato per vicende legate al traffico di stupefacenti, rappresenta una “novità” nell’attività del gruppo dei “mestrini” della Mala del Brenta. «Poiché una volta – ha commentato il pm Antimafia veneziano Bruno Cherchi – l’attività era di aggressione, rapine e omicidi, era in genere operata dagli uomini del gruppo. Abbiamo notato invece elementi puntuali in relazione all’impiego di donne, soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio e l’intestazione fittizia di beni che provengono dalle attività criminose».

La fazione dei mestrini, ha quindi precisato Cherchi, «ha come interessi la gestione del turismo, ma non solo, perché il classico spaccio di stupefacenti è ormai il business più semplice e più facile, e quello che dà un rientro economico di rilievo in tempi molto brevi», ha concluso.

Tra i sospetti sul vecchio gruppo dei “mestrini” della Mala del Brenta oggetto del blitz vi è la volontà di uccidere il boss pentito Felice Maniero. Ma l’ipotesi, secondo il procuratore Antimafia Bruno Cherchi, non ha trovato’elementi concreti. «Maniero è detenuto – ha precisato Cherchi – quindi c’è una difficoltà obiettiva. Che Maniero e coloro che hanno collaborato non fossero particolarmente amati è vero, ma non abbiamo elementi concreti per dire che l’obiettivo del gruppo fosse quello. Si occupavano più di business che di “riparare” vecchie ruggini della mala».

Le prime osservazioni degli investigatori sull’attività del ricostituito gruppo dei “mestrini” della Mala del Brenta sono cominciate a cavallo tra 2015 e 2016; la parte più viva si è materializzata nel 2018 e 2019 e per il patrimonio a cavallo del 2020.

Lo ha riferito ai giornalisti il vice comandante del Ros, Gianluca Valerio. «L’indagine – ha aggiunto Valerio – nasce dall’intuizione della Procura di Venezia, che ha deciso di sottoporre a controllo i soggetti che erano rientrati sul territorio e avevano espiato la pena. L’attività è cominciata con intercettazioni, osservazioni e pedinamenti che ci hanno permesso di documentare che avevano ripreso contatti nel territorio per immergersi nuovamente nei traffici illeciti della loro precedente esperienza».

Le donne presenti nell’organizzazione, una decina in tutto, «erano validissime alleate – ha proseguito – per una serie di intestazioni fittizie e attività connesse alla schermatura delle attività principali. Aspetto d’interesse per l’investigazione è la capacità di non essere entrati in competizione con altri aggregati criminali che sopravvivono nel territorio, senza conflitti».

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