I cento anni di Maria fra brovada e muset

Cuoca sopraffina e lettrice attenta ha festeggiato coi parenti Nata in provincia di Treviso, ha vissuto fra Villalta e Moruzzo

/ fagagna

Cento candeline per Maria Cescon. La neocentenaria ha festeggiato il traguardo con i figli Germana e Roberto, il genero Renato, la nuora Flora, i nipoti Alessia, Silvia e Giancarlo e i pronipoti Vanessa, Thomas e Leonardo.


Un bel momento per Maria che ha vissuto una vita improntata all’amore e alla dedizione verso la sua famiglia, che l’ha ripagata con tanto affetto.

Nata il 26 novembre del 1921 a Gaiarine (Treviso), seconda di cinque figli, è una friulana d’adozione ormai di lunga data. «Si è trasferita a Villalta di Fagagna negli anni Quaranta dopo aver conosciuto e sposato mio papà Giovanni, militare a Conegliano dove lei lavorava in una farmacia – racconta la figlia Germana –. Quando arrivò in Friuli ebbe una sorpresa, la famiglia numerosissima del marito composta di 11 tra fratelli e sorelle di cui lui non le aveva mai fatto menzione, i Zucchiatti. I cognati più piccoli Arienzo e Silvana avevano rispettivamente quattro e tre anni e Romano tre mesi».

Nel 1943 nasce Roberto, il primogenito della coppia, e nel 1951 Germana. «In poco tempo mia mamma si ritrovò a crescere cinque bambini – spiega la figlia –: due figli e i tre cognati, questi la chiamavano mammina».

Dopo essere emigrato in Svizzera per qualche anno il marito rientra a Fagagna e lavora come muratore fino alla pensione. Maria invece ha sempre fatto la casalinga, occupandosi della famiglia e della casa, e diventando un’invidiabile cuoca. «I suoi manicaretti sono indimenticabili – assicura Germana -, a partire dalle specialità friulane come la brovada e il musetto ma anche pasticci, baccalà e le tagliatelle con il ragù, tutto fatto rigorosamente in casa. Mamma si occupava anche dell’orto e della stalla con mucche e galline. I miei genitori hanno fatto una vita di sacrifici, mai un giorno di vacanza. Poi papà si ammalò e rimase infermo, mamma lo accudì fino all’ultimo. Mancò nel 2001 e dopo questa perdita, quando lei poteva riprendere in mano la propria vita poco si ammalò e, rimasta sola, venne ad abitare con me e la mia famiglia a Moruzzo».

Tra alti e bassi è arrivata a cento anni «leggendo con passione i racconti e le storie vere del settimanale Intimità e giocando a carte con i nipoti che ha cresciuto e accudito mentre noi lavoravamo – e conclude –. Ora ha perso lucidità, ricorda a malapena i nomi dei suoi cari ma prega ogni notte a voce alta e legge ogni giorno la prima pagina del Messaggero». —



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