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La protesta dei detenuti: «Poca pulizia e in carcere il virus dilaga»

Franco Corleone durante un sopralluogo in carcere

UDINE. I detenuti non ce la fanno più. Non bastasse il sovraffollamento, anche la pandemia sta rendendo tutto più pesante, con quindici positivi e la quarantena che in spazi limitati è quasi impossibile da gestire. Ecco perché dal carcere di via Spalato si sta levando una protesta che rischia di sfuggire di mano.

Alcuni detenuti, facendosi portavoce anche degli altri compagni, hanno riassunto in una lettera – scritta a mano e indirizzata a uno studio legale udinese – il loro malessere che, tra le altre cose, riguarda anche la mancanza di igiene e la cattiva gestione del contagio all’interno dell’istituto di pena. «Siamo passati da un caso di Covid-19 a 15 in due settimane – si legge nella missiva –. Molti di noi sono stati spostati in celle dove fino a poco prima c’erano positivi, senza sanificazione alcuna, pulizia igienica o prevenzioni varie».

Uno dei firmatari, per esempio, dice di essere stato «spostato per motivi di prevenzione in una cella “infetta” con altre cinque persone di celle e piani diversi dal mio trovando, il giorno successivo, un positivo. Soltanto il giorno dopo hanno fatto il tampone molecolare a noi cinque rimasti. Come se non bastasse, nella cella di fronte alla nostra c’erano 4 persone, di cui tre positivi, spostati il giorno dopo il nostro arrivo in altre celle del piano, mentre il quarto (in teoria negativo) è stato spostato nella cella di fianco».

E nella cella occupata in precedenza dai tre detenuti risultati contagiati «sono stati messi due ragazzi senza sanificare prima la cella e senza spostare gli effetti personali dei tre positivi; così, a mio parere, favoriscono il diffondersi dell’epidemia».

Da un solo positivo, la situazione è peggiorata: «ora lo è il 10% della popolazione detenuta». «Ci hanno lasciato in una cella di 12 metri quadrati in sei, senza aver sanificato la stanza e senza igienizzanti».

Il garante dei diritti dei detenuti Franco Corleone, alla luce degli ultimi «tamponi molecolari», si augura «una completa negativizzazione, altrimenti la prosecuzione della quarantena risulterà difficilmente sostenibile per il sovraffollamento. Dove dovrebbero starci 90 persone, ce ne stanno cinquanta in più. Per fortuna è passato l’ordine del giorno che prevede, in caso di quarantena, che l’amministrazione penitenziaria ripristini la capienza regolamentare. Per farlo, però, sono necessarie – prosegue Corleone – delle misure di ristoro da parte del Governo, vale a dire aumentare i giorni di liberazione anticipata oppure usufruire delle misure alternative. A Udine – spiega – almeno 40 persone finiranno la pena entro un paio d’anni, loro potrebbero godere di misure alternative. Anche l’affidamento terapeutico per i tossicodipendenti potrebbe togliere molti posti, così come ospitare detenuti con problemi di disagio psichico in strutture adeguate. Se non ci sono spazi in carcere – conclude – il rischio di contagio aumenta».

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