Non ci fu violenza sessuale Assolto il collezionista Garlant

Era accusato di aver tentato un approccio con una minorenne nel dicembre 2017 La pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione per il “cacciatore” di cimeli militari

/ gemona

Il collezionista di cimeli militari Paolo Garlant, 42 anni, è stato assolto ieri dal tribunale di Udine in composizione collegiale (presidente Paolo Alessio Vernì, a latere Roberto Pecile e Camilla Del Torre) dall’accusa di violenza sessuale per un episodio che risale al dicembre di quattro anni fa. Ad accusare Garlant era stata una minorenne, che all’epoca dei fatti frequentava la famiglia dell’uomo. Secondo il racconto della giovane, il 29 dicembre di quattro anni fa il quarantaduenne con una scusa l’avrebbe invitata a raggiungerlo per guardare assieme delle immagini a un monitor: qui, dopo averle chiesto se in passato avesse già avuto esperienze sessuali, le avrebbe afferrato il polso, tentando di portare la mano verso le proprie parti intime.


La ragazza aveva raccontato di aver immediatamente percepito il pericolo e di essere riuscita a divincolarsi, prima di allontanarsi dalla stanza e chiamare la madre.

Già nel corso dell’incidente probatorio, come ricostruito durante la discussione in aula dal pubblico ministero Maria Caterina Pace, il racconto della minorenne era apparso laconico, «costellato di non ricordo», e privo di elementi puntuali: durante la deposizione, ha annotato il pm, la giovane non ha saputo riferire ad esempio se la presunta violenza si fosse consumata davanti al monitor di un pc, a un televisore o a un tablet. Per l’accusa era apparsa carente la struttura stessa del racconto dell’episodio, con numerosi punti impossibili da riscontrare e apparsi in contrasto con quanto raccontato dagli altri testi. All’educatrice che la seguiva, ad esempio, la ragazza aveva raccontato di essere stata toccata dall’uomo, mentre a un conoscente, ascoltato durante il dibattimento, aveva spiegato di essere stata molestata con messaggi ripetuti sul cellulare. Per il pubblico ministero la stessa deposizione della madre della giovane ha nei fatti indebolito gli addebiti nei confronti del quarantaduenne gemonese: la mamma della minore ha definito in aula la figlia come una bugiarda, non escludendo che potesse essersi inventata tutto». Di fronte a tale quadro, la stessa accusa ha chiesto per Garlant l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Una richiesta alla quale si è chiaramente associato il difensore dell’uomo, l’avvocato Vincenzo De Gaetano, che ha ribadito come più elementi emersi nel corso del processo lascino pensare al fatto che la giovane possa essersi inventata tutto. Il tribunale, dopo una camera di consiglio durata poco più di venti minuti, ha pronunciato la sentenza con cui ha assolto Garlant perché il fatto non sussiste. «Un pronunciamento evidente, a maggior ragione dopo la richiesta di assoluzione arrivato dallo stesso pubblico ministero – ha commentato l’avvocato De Gaetano –. Fa riflettere, certo, che il mio assistito abbia rischiato una pena di almeno tre-quattro anni per una denuncia che, per quanto legittima, si è rivelata inconsistenti». Garlant, che ha assistito ieri in aula all’ultima udienza del processo, è attualmente detenuto nel carcere di Padova in esecuzione pena di precedenti condanne, è stato recentemente condannato a tre mesi per minacce aggravate, per aver puntato una roncola contro un il conducente di un camion, reo di aver compiuto una manovra sbagliata ed essere entrato in un prato di sua proprietà. —

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