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Paure e dubbi sui vaccini si sfatano con ascolto e rassicurazioni: il vademecum per superarli secondo gli esperti

La maggior parte di chi ha detto no all’immunizzazione non è contro la scienza. Il blocco deriva da ansie e dubbi. Gli esperti concordano: «La molla è la fiducia»

TRIESTE.Pro vax, no vax e terrorizzati. Di quella paura che a volte ti spieghi e a volte no, ma sai che ti sveglia la notte con il cuore a mille per l’angoscia. Di quelle che solo pensi alla siringa e già vedi spuntare bolle sul corpo e senti uno strano formicolio alle gambe, fino al punto di convincerti che, sì, quello zero virgola di possibilità di avere una pericardite, una trombosi o addirittura di morire potresti essere proprio tu. E magari lo pensi fumando una sigaretta, mentre decidi di posticipare ancora la chiamata ad Asugi.

Tra le decine di migliaia di persone che, in Friuli Venezia Giulia, non hanno ancora aderito alla campagna vaccinale, molte vivono così. Non vogliono sentirsi dare dei no vax perché dicono di non contestare la scienza o le istituzioni, ma di avere semplicemente paura. È l’universo dei “io lo farei ma...”, come dice lo psicologo Roberto Calvani, oppure dei “fear vax”, come li definisce lo psichiatra Paolo Baiocchi.

E probabilmente, sostiene il medico di medicina generale Francesco Franzin, segretario Fimmg a Trieste, rappresentano la parte più consistente tra i non vaccinati. «Non sono i no vax duri e puri, che non riesci a convincere perché sono ideologicamente contrari al vaccino, al sistema, alla scienza», afferma Franzin, ma «ritengono di avere una ragione valida per non immunizzarsi, dalle vene varicose al cardiopatico in famiglia».

Secondo le stime del medico «su cento miei pazienti mediamente ho una quindicina di non vaccinati. Di questi, 5 o 6 sono no vax convinti, 9 o 10 hanno solo paura di qualcosa: spesso hanno bisogno di essere rassicurati e ascoltati. Passiamo ore a parlare con questi pazienti, che possono essere convinti dell’importanza del vaccino».

Gli spaventati dall’iniezione sono quasi sempre al corrente dei rischi del Covid e li temono pure: glieli possono snocciolare tutti i luminari del mondo, i giornali, la tivù, ma non sarà mai abbastanza per superare quella sensazione di terrore invincibile, per la quale non riescono a vaccinarsi e magari si sentono a disagio, si chiudono in casa e incrinano rapporti di lunga data, sperando che basti restare al sicuro aspettando che tutto passi. Secondo Franzin «non ha aiutato la mancanza di chiarezza nella fase iniziale della pandemia e le false notizie sul web. La verità è che gli effetti collaterali seri del vaccino sono rarissimi, mentre l’efficacia altissima».

Anche per Roberto Calvani, presidente dell’Ordine regionale degli psicologi, la confusione e l’eccesso di informazioni, spesso strumentalizzate, sono alla base di tutto. «Questa è anche una pandemia del dubbio - commenta - e il vaccino è un atto di fede: nella scienza e nelle Istituzioni. O ti fidi o non ti fidi, anche perché la verità assoluta non ce l’ha nessuno. Se ti fidi, ascolti, altrimenti no. Nel 2020 il messaggio era chiaro e ha centrato l’obiettivo: “bisogna stare a casa”. E tutti sono rimasti a casa. Con il vaccino qualcosa non ha funzionato».

Come convincere gli indecisi? «Serve una persona di fiducia: se non ce la faccio da solo, chiedo aiuto. Posso rivolgermi a un medico, a uno specialista, ma è la fiducia la molla che fa scattare l’adesione alla campagna: se ho paura e devo essere convinto, le cose me le deve dire quella persona lì, non una qualunque».

Per Fabio Barbone, epidemiologo e responsabile della Task force anti Covid in regione, «ci sono persone che temono che la propria condizione possa drammaticamente peggiorare per colpa del vaccino. È un tema che conosciamo, ma che non trova facile soluzione. Spesso si tratta di persone abituate all’utilizzo di integratori e terapie alternative, scettiche nei confronti dei farmaci. Poi ce ne sono altre che dicono di attendere futuri vaccini ritenuti migliori, che è un modo per posticipare la scelta. Per gli indecisi serve il racconto di persone vicine a loro, riconoscibili sul territorio, con storie simili alle loro, con le quali identificarsi».

Molti medici tentano di convincere con la forza dei numeri. «Non chiedo mai a un paziente le sue convinzioni - spiega il primario di Pneumologia Marco Confalonieri - ma la confusione è tanta ed è stata creata ad arte da professionisti della falsa informazione sui social e da organi di stampa che buttano in prima serata notizie succose piuttosto che approfondimento serio. Gli effetti collaterali del vaccino sono pochissimi, mentre gli ospedali sono sotto pressione e in reparto abbiamo già visto 1.200 polmoniti gravi, contro i 30-50 casi degli scorsi anni».

Roberto Luzzati, infettivologo, direttore del Dipartimento di ematologia, oncologia e infettivologia di Trieste, afferma che «informazioni non sempre precise, anche da parte di alcuni medici, hanno contribuito a creare una confusione poi sfruttata abilmente dai no vax convinti, che possono condizionare le scelte degli indecisi. Il ruolo più prezioso è quello dei medici di famiglia, sui quali contiamo per trasmettere alle persone la criticità della situazione in corsia, dove quasi sempre chi arriva non è vaccinato».

Secondo Roberto Calvani, presidente degli psicologi del Fvg, «quando un paziente si rivolge a noi non possiamo dirgli cosa fare e cosa no, ma certamente possiamo aiutarlo ad affrontare una paura, guidandolo in un percorso volto a sconfiggere la fobia. La chiave è la fiducia nel medico o nello specialista che senti più vicino e fidato. Per questo motivo, in questo specifico caso, non mi convincerebbe l’idea di sportelli, numeri verdi o impersonali campagne di ascolto».

Per Roberto Luzzati, infettivologo, «informazioni non sempre precise, anche da parte di alcuni medici, hanno contribuito a creare una confusione poi sfruttata dai no vax convinti, che condizionano gli indecisi. Nell’operazione di rassicurazione dei timorosi il ruolo più prezioso è quello dei medici di famiglia, ma anche gli organi di stampa hanno un ruolo cruciale quando scelgono il modo in cui trattare le informazioni per raccontare dati e criticità».

Francesco Franzin, medico di famiglia, per convincere gli indecisi e spaventati dal vaccino ritiene che serva una comunicazione equilibrata. «Oggi è migliore - commenta - mentre all’inizio non ha sempre brillato per chiarezza. Parlavano tutti, e sempre, e questo ha generato più di qualche dubbio, ma va detto che la situazione all’inizio era davvero complessa. L’importante ora è continuare a insistere convincendo chi ha paura, perché lì si possono trovare orecchie disponibili ad ascoltare».

Per Massimo Silvano «la realtà è che gli effetti collaterali del vaccino sono pochissimi, mentre la pressione sugli ospedali aumenta e il virus è pericoloso: in reparto abbiamo già visto 1.200 polmoniti gravi, contro i 30-50 casi degli scorsi anni. Sono dati che non si possono negare e non vedere». Così il primario di Pneumologia Marco Confalonieri, che aggiunge: «la confusione sul vaccino è stata creata ad arte da professionisti della falsa informazione, sui social in particolare».

Come convincere i genitori che il vaccino è sicuro sia per loro che per i figli? «Ci parlo ogni giorno, rispondo punto per punto a ogni perplessità, anche quelle degli adulti per loro stessi - spiega il pediatra Andrea De Manzini - e uno su tre riesco a convincerlo. Il rapporto umano e di fiducia fa la differenza: l’autorevolezza è fondamentale ma va combinata con l’empatia e la capacità di spiegare le cose in modo semplice e chiaro».

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