«Udine condannata a discussioni ridicole»

Affondo del segretario dem: Friuli privo di un riferimento «Nessun coordinamento con gli altri comuni e zero impegni»



C’era una città che ambiva ad essere punto di riferimento per un territorio ben più ampio. Udine, condannata a discussioni ridicole con le sfide che abbiamo. Il Friuli, privo di un riferimento che ne condensi le energie. Entrambi stanno perdendo un treno che non passerà più.


Le risorse del Pnrr sono arrivate, l’assessore Zilli ci ha informato che degli 1,3 miliardi di euro assegnati oltre 900 milioni andranno ai Comuni. Partiamo da lì, ché il Friuli è ricco di amministrazioni locali e Udine vi sta al centro. Non fermiamoci alle roboanti dichiarazioni di Fedriga e leggiamo nel dettaglio quelle risorse.

Ci sono 416 milioni per le infrastrutture dei porti di Trieste e Monfalcone, 49 milioni per la funicolare Porto Vecchio-Opicina, 40 per la rigenerazione dello stesso Porto Vecchio di Trieste. Sono 500 milioni andati su scelte strategiche (anche se sull’ovovia ho dei dubbi, ma tant’è) che possono avere ricadute per l’intera Regione. Evitiamo subito antagonismi territoriali che non facciamo un passo avanti, e poi ne usciamo puntualmente sconfitti.

Rimangono comunque ancora 400 milioni, di cui però 175 vanno all’agrosistema irriguo e verranno gestiti dai consorzi di bonifica, 71 per l’edilizia residenziale pubblica e 76 per manutenzioni straordinarie delle scuole di tutta la Regione.

Quindi, è legittimo chiedersi, forse negli 80 milioni che rimangono (non molti ma, si sa, siamo austeri) Udine e il suo territorio avranno sicuramente delineato le strategie per il futuro. Bene: 45 milioni andranno alle reti ferroviarie e 36 in investimenti sul patrimonio culturale e turistico dell’intera Regione. Non annoierò con i numeri, fidatevi: nemmeno nei 360 milioni che gestirà la Regione si trova traccia di qualcosa che abbia l’ambizione di costruire la Udine del futuro.

Ora, Pieri di colpe ne ha tante, a partire dal fatto che non si è nemmeno sentito in dovere di chiamare a raccolta i suoi colleghi sindaci del territorio e incarnare nei fatti quella “capitale” che Udine ormai è solo a parole. Questa però rischia di essere una sconfitta per tutti.

Ai sindacati va dato merito di aver prodotto un documento unitario che, trovata l’adesione anche delle altre parti sociali, doveva essere presentato in una conferenza stampa poi improvvisamente disdetta. Chissà, forse qualcuno ha detto che è meglio consegnare il documento direttamente a Fedriga, magari nottetempo senza troppo rumore, o all’assessore Bini, quello che dice sempre che va tutto bene, anzi di più.

Ora bisogna decidere se continuare a discutere sul concetto di famiglia di Pieri o sul destino del sarcofago. Si tratta di scegliere se le Aree interne sono un problema solo della montagna, la sanità territoriale solo di Gemona e Cividale, la Zls solo di Confindustria e via di seguito. Rimane una solida certezza: nonostante il brillante ottimismo dell’assessore Bini, i dati - dalla competitività, ai posti di lavoro fino al decremento demografico e alla fuga di tanti nostri giovani formati - ci dicono che non possiamo aspettare il 2023 e le elezioni. È urgente mettere in campo, adesso, visioni e progetti che ridiano centralità e forza al Friuli. E non contro qualcuno ma perché cosi l’intera Regione sarà più forte. —

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