Via dedicata a Pietro Brollo a due anni dalla morte

La strada tra il duomo e l’ex palazzo di giustizia porterà il nome dell’arcivescovo Domenica la messa che sarà seguita dalla cerimonia di intitolazione 

/ TOLMEZZO

Nel secondo anniversario della morte di monsignor Pietro Brollo, arcivescovo di Udine dal 2000 al 2009, il Comune di Tolmezzo gli dedica la via tra il duomo e l’ex palazzo di giustizia: la cerimonia di intitolazione si svolgerà questa domenica alle 19.


Da allora l’area posta sul lato sud del duomo si chiamerà via monsignor Pietro Brollo. L’evento sarà preceduto alle 18 dalla messa. Era stato monsignor Angelo Zanello, parroco di Tolmezzo a chiedere l’intitolazione di una via della città al vescovo Brollo, istanza sposata dall’assessore all’Urbanistica Francesco Martini e poi dalla giunta.

Monsignor Pietro Brollo (1933-2019) fu l’unico tra i cittadini di Tolmezzo a ricoprire la carica di arcivescovo dell’arcidiocesi di Udine. Fu anche vescovo di Belluno-Feltre e, prima, di Zuglio, esperienze che improntarono ancor più l’opera pastorale di Brollo alla montagna e alle sue comunità, alle cui sorti orientò fin da sacerdote la propria attenzione.

Nella sua Tolmezzo Brollo – zio dell’attuale sindaco Francesco Brollo – venne ordinato sacerdote in duomo nel 1957. Fu preside del Ginnasio-Liceo San Bernardino da Siena di Udine. Dedicava i fine settimana all’aiuto nelle parrocchie dove dimostra particolari capacità di coinvolgimento dei ragazzi, per il suo appassionato spirito sportivo. Fu rettore del Seminario arcivescovile di Udine, parroco di Ampezzo, arciprete di Gemona, dove si impegnò nella prosecuzione della ricostruzione post terremoto, specie del duomo dove, alla sua inaugurazione, fu consacrato vescovo di San Pietro di Zuglio.

Nel 1996 diviene vescovo di Belluno-Feltre, nel 2000 arcivescovo di Udine. Nel 2001 papa Giovanni Paolo II gli impose il Pallio degli arcivescovi metropoliti. Dal 18 ottobre 2009 Brollo era vescovo emerito dell’arcidiocesi di Udine. Su suo impulso per la prima volta la Chiesa udinese pose all’attenzione dell’agenda politica regionale i problemi della montagna, nell’intento di proporre soluzioni allo spopolamento e alle necessità di sviluppo del territorio. Nel 2002 lanciò un accorato messaggio a politici e amministratori: «Ascoltate il grido della montagna. Numerose comunità vivono ai limiti della sopravvivenza». Incitava la sua gente a vivere la montagna. Indicava la solidarietà come strada maestra. —

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