Ziberna: «Non lascio, Pd irresponsabile»

Il sindaco risponde alle critiche: «In quattro anni hanno saputo solo distruggere e mai proporre nulla di costruttivo»



«Perché dovrei temere una mozione di sfiducia? È dal giorno in cui ho vinto le elezioni che il Pd e l’opposizione in senso più largo chiedono che io tolga il disturbo e ritorni a casa. Nulla di nuovo sotto il sole. È una costante».


Rofolfo Ziberna tiene duro. Nonostante tutto. E nonostante la maggioranza in Consiglio comunale sia ormai ad assetto (a dir poco) “variabile” e, ormai rarissime volte, coincide con quella che vinse le elezioni. Il sindaco, dopo aver colpito ieri i contras e i semi-contras, oggi riserva le sue attenzioni al Partito democratico e all’opposizione non allargata agli ex esponenti di centrodestra dissidenti. E non le manda a dire perché gli esiti della bocciatura dell’assestamento di bilancio costringeranno il Comune «a fare i salti mortali per salvare il salvabile e di questo devono prendersi la responsabilità, invece di esultare».

Le reiterate richieste

dell’opposizione

«Ormai, ho perso il conto delle volte in cui la minoranza mi ha chiesto di andare a casa prima della scadenza del mandato - attacca il primo cittadino -. È un refrain che è iniziato sin dal mio insediamento quando, a causa della mancata elezione del presidente del Consiglio comunale, dichiararono che non sarei giunto al panettone. Poi dissero che non avrei mangiato la colomba, poi nuovamente il panettone. Sempre. Di continuo. Ormai, ho perso il conto».

Ziberna attacca a testa bassa. «Cosa volete che vi dica? Con queste richieste, l’opposizione si qualifica per quello che è. In quattro anni, i consiglieri di quella parte politica non hanno fatto una proposta che sia una, sono stati capaci soltanto di fare sgambetti, agguati, creando difficoltà e attaccando a prescindere senza alcun costrutto per la collettività. Evidentemente interpretano così il loro ruolo. Non posso farci nulla ma, in questo caso, hanno danneggiato i cittadini».

Il caso

di corso Italia

Il sindaco si toglie qualche sassolino dalle scarpe anche sul caso di corso Italia. «È pazzesco quello che sta capitando. Sul senso unico, prima, si sono opposti e hanno preso le distanze, oggi aiutano il comitato “Sì ciclabile in corso Italia” a raccogliere le firme per il referendum che, di fatto, è un sì al senso unico perché, se si vogliono mantenere le corsie per le bici sulla strada e introdurre il doppio senso, vanno tolti tutti i parcheggi: a destra e a sinistra. Una contraddizione che ha come unico obiettivo colpire l’amministrazione comunale». Il sindaco rammenta anche un precedente. «Quest’estate, dichiarai che se non fosse passata la variazione di bilancio, mi sarei dimesso il giorno dopo per andare al voto a ottobre. Loro, furbescamente, approvarono la manovra perché non volevano andare alle urne. Oggi, una qualsiasi persona di buonsenso conviene che è impossibile governare sino a giugno con un commissario. De facto, il Comune sarebbe bloccato per parecchi mesi».

La minoranza

“spregiudicata”

«Il fatto è che a questa minoranza spregiudicata non interessa il governo della città bensì che a governare non sia il sottoscritto. In questi anni, non c’è stato da parte loro nessun briciolo di proposta. La mozione di sfiducia? Legittima, ma è da quattro anni che chiedono le mie dimissioni. Faccio politica da quando sono bimbo e non ho mai visto una cosa del genere: speriamo che la prossima consiliatura abbia a cuore la città e non la poltrona. Ripeto: sia la minoranza, sia i vari dissidenti continuano a non rendresi conto che abbiamo avviato la consiliatura in epoca di grave crisi economica, poi c’è stato lo tsunami del Covid-19. E queste persone giocano a far dispetti o danno vita ad azioni per bloccare o rallentare il nostro governo. L’unico problema di Gorizia sembrava essere la pista ciclabile. Ma vi pare serio?».

Ziberna è un fiume in piena. «Per il sottoscritto, la minoranza deve criticare, e ci mancherebbe, ma deve anche proporre. Loro pensano solamente a demolire senza mettere in campo proposte operative alternative. Ormai, questo è il loro modo di intendere l’amministrazione comunale».

L’appello

alle dimissioni

Il primo cittadino conclude da dove aveva iniziato. «Non mi dimetto. Chi fa questa richiesta dimostra che punta al “muoia Sansone con i suoi filistei” perché si bloccherebbero tutti i progetti. O si tratta di ignoranza (sarebbe già grave), oppure è calcolo elettorale i cui danni li si vuole far pagare ai cittadini (sarebbe ancor peggiore)». —

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