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Come si combatte il virus? La risposta dell’immunologa Viola: l’unica arma è il vaccino, necessario l’obbligo per tutti

Utilizzando la logica e le conoscenze acquisite possiamo pensare che il virus resterà con noi, continuando a mutare. Se immunizzati causerà delle infezioni gestibili più o meno come quelle epidemie stagionali causate dall’influenza

In Italia parte da oggi l’uso del super Green Pass, nome un po’ esagerato ed esterofilo ad indicare un documento, rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti da Covid 19, che consentirà l’accesso a bar, ristoranti, cinema, teatri e discoteche. Mentre in Europa si fa finalmente largo l’idea di imporre l’obbligo vaccinale, per tentare di lasciarsi alle spalle una crisi che non si può superare se non con la vaccinazione di tutta la popolazione mondiale, il nostro Paese, che, introducendo fin da subito un esteso uso del Green Pass, ha finora tenuto la migliore condotta nella gestione della fase due della pandemia, quella post-vaccino, tentenna sul tema dell’obbligatorietà.

Per capire se sia possibile evitare la vaccinazione obbligatoria, proviamo allora ad analizzare la situazione presente e immaginare gli scenari futuri.

L’arrivo della variante Delta - e, adesso, dell’Omicron - ci ha mostrato che i vaccini sono estremamente efficaci nel proteggerci dalla malattia severa e dalla morte causate dal SARS-CoV-2 ma che la loro efficacia nel difenderci dall’infezione è inferiore. Questo significa che per riuscire davvero a ridurre la circolazione del virus e proteggere così chi non risponde bene al vaccino, come le persone che hanno un sistema immunitario compromesso, bisogna vaccinare tutti. Non solo: l’attuale pressione nei reparti di malattie infettive e nelle terapie intensive ci dimostra come le persone non vaccinate rappresentino un grande problema per il corretto funzionamento della nostra sanità e mettano a rischio il tempestivo accesso alle cure per tutti gli altri malati. Tuttavia, la capacità di questo virus di mutare ci dice anche molto di più.

In questi giorni i ricercatori stanno molto discutendo circa l’origine della variante Omicron. Come si è generato un virus così diverso da tutte le altre varianti finora emerse? Da dove arrivano tutte quelle mutazioni? Le ipotesi sono varie: il virus potrebbe essersi generato attraverso mutazioni successive in una popolazione non controllata o in un singolo individuo immunodepresso a seguito di un’infezione cronica. In alternativa, qualche virologo sostiene che il virus possa essere tornato all’essere umano dopo un nuovo passaggio in un animale. Che il nuovo coronavirus sia in grado di infettare un grande numero di animali è cosa ormai risaputa ma, se davvero riuscisse a saltare continuamente da noi agli animali e viceversa, questo rappresenterebbe un enorme problema di sanità pubblica, e non solo. Uno studio ancora in fase di valutazione ha confrontato la sequenza della variante Omicron con le 1523 altre famiglie (lineage) del SARS-CoV-2 ed è arrivato alla conclusione che le mutazioni sono frutto dello scambio di materiale genetico tra il nuovo e vecchi coronavirus che infettano l’essere umano. Lo scambio d’informazioni tra virus diversi che infettano una stessa cellula è possibile e questo evento, se confermato, complicherebbe ulteriormente la previsione di scenari futuri, perché non siamo in grado di sapere a cosa porteranno le future ricombinazioni genetiche.

Così come non siamo certi dell’origine di Omicron, non sappiamo neanche se questa variante sia più trasmissibile, immunoevasiva o clinicamente differente dalle precedenti. Sulla trasmissibilità, i dati che arrivano dal Sudafrica ci inducono a immaginare uno scenario allarmante: Omicron sembra molto più contagiosa della già contagiosissima Delta. Tuttavia, servono analisi più approfondite per capire se questo dilagare di Omicron in alcune zone del Sudafrica dipenda effettivamente da una sua maggiore trasmissibilità. Per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini, i dati ci dicono che questa variante ha causato in Sudafrica un aumento delle reinfezioni di 2-3 volte. Questa perdita d’immunità da parte della popolazione guarita potrebbe, anche da sola, spiegare l’esplosione della variante in Sudafrica e ci suggerisce che anche i vaccini potrebbero essere meno efficaci nel proteggere dal contagio. Avremo risposte più chiare nei prossimi giorni, quando saranno conclusi gli esperimenti in laboratorio.

Cosa accadrà però in termini di malattia? Qualche medico si sta sbilanciando, sostenendo che il virus sia finalmente diventato clinicamente debole. Non è così o, per lo meno, non ci sono dati per sostenerlo. In Sudafrica, precisamente in Gauteng, la regione dove la variante Omicron è prevalente, c’è stato nell’ultimo mese un forte aumento dei ricoveri, a indicare che, anche stavolta, il SARS-CoV-2 non sembra essere diventato un banale raffreddore. Tuttavia, le persone vaccinate che hanno contratto la variante non hanno riportato sintomi preoccupanti, a conferma del fatto che i vaccini restano lo strumento migliore per proteggerci da questo virus, in tutte le sue varianti.

Come possiamo utilizzare l’esperienza del presente e del passato per immaginare il futuro? Utilizzando la logica e le conoscenze possiamo pensare che il virus resterà con noi, continuando a cambiare. Il nostro sistema immunitario però non sarà più inerme di fronte a un patogeno del tutto sconosciuto: attraverso la vaccinazione estesa a tutta la popolazione mondiale, il virus causerà delle infezioni gestibili più o meno come le epidemie stagionali causate dal virus dell’influenza. Tuttavia, per raggiungere questo traguardo, sarà necessario vaccinare tutti. Per queste ragioni, in diversi Paesi europei, si sta valutando l’introduzione dell’obbligo, nonostante le fortissime resistenze di una minoranza della popolazione. Sarebbe auspicabile che tutta l’Europa si muovesse in questa direzione, mostrando unità e lungimiranza. In fondo, a chi ci guida, non chiediamo di prendere decisioni che accontentino proprio tutti ma che siano, per il bene di tutti, le decisioni migliori.

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