«La politica di oggi è orfana di Fortuna: le sue battaglie sono ancora attuali»

Il politico friulano ricordato dall’allora collega del Psi, Crema La sua scomparsa 36 anni fa: la cerimonia ieri nel famedio



«Lo stato di decadenza della democrazia parlamentare di oggi richiederebbe una larga schiera di Loris Fortuna, sia sotto il profilo umano sia politico, in tutti i partiti». L’ammissione è arrivata da chi Fortuna l’ha conosciuto bene, Giovanni Crema, già sindaco socialista per due mandati di Belluno, consigliere regionale del Veneto e parlamentare per tre legislature. È toccato a lui ieri, durante la cerimonia organizzata nel famedio del cimitero di Udine a 36 anni dalla scomparsa del compianto politico friulano (Fortuna è morto il 5 dicembre 1985), ricordare l’attività nei palazzi delle istituzioni e in piazza tra la gente, riportando alla luce aneddoti e retroscena di quell’Italia in piena rivoluzione per il riconoscimento dei diritti civili.


Sono intervenuti il segretario della Federazione provinciale del Psi Udine, Stefano Nazzi, il segretario regionale Psi Andrea Castiglione, l’ex senatore Ferruccio Saro, gli ex consiglieri regionali Enrico Bulfone e Gianfranco Carbone, il consigliere regionale Furio Honsell, i consiglieri comunali di Udine Alessandro Venanzi e Federico Pirone, gli ex assessori comunali di Udine Romeo Mattioli e Dino Boezio, l’ex sindaco di Mortegliano Eddi Gomboso. A portare il saluto dell’amministrazione cittadina, l’assessore Fabrizio Cigolot.

«La prima volta che incontrai Fortuna – ha raccontato Crema – fu nel 1967 a Belluno, agli inizi della mia militanza politica, quando intervenne per presentare il suo disegno di legge con la Lega italiana per il divorzio. Ne è nato un rapporto che si è rafforzato nel tempo, anche perché all’epoca Belluno faceva parte della circoscrizione di Udine e Gorizia». Crema è andato oltre le battaglia politiche di Fortuna a favore dei diritti civili, richiamando alla memoria il suo profondo legame con il Friuli e con la città di Udine. «Ricordare Loris significa superare l’aspetto giuridico delle sue battaglie per il divorzio, per i diritti di famiglia, per la legalizzazione dell’aborto, richiamando una straordinaria spinta per l’ammodernamento della cultura laica e del modo di considerare la vita nel nostro Paese – ha aggiunto –. Come scrisse L’Avanti! quando morì, molti suoi contemporanei in voga all’epoca erano destinati all’oblio, mentre il ricordo e la necessità di “un Loris Fortuna” sarebbero rimasti a lungo nel tempo. E così è avvenuto».

Nel corso della cerimonia è emerso anche come l’impegno parlamentare di Fortuna abbia riguardato non solo le questioni legate ai diritti civili e sociali, ma anche la riforma del codice civile e di quello penale, la revisione del concordato, la tutela delle minoranze linguistiche. «Probabilmente il vento libertario che si muoveva in quel periodo nella società italiana – ha chiarito Nazzi – non venne compreso nella sua interezza. Non se ne comprese la reale portata politica. Non a caso siamo ancora qua a discutere di alcune questioni per le quali già a quel tempo erano state gettate le basi. In particolare, essendo di stretta attualità, la legge sull’eutanasia, con la prima proposta di legge che fu presentata in Parlamento proprio da Fortuna il 19 dicembre 1984. Una proposta tesa a contemperare il diritto alla vita e il rispetto della persona umana. Quella fu l’ultima battaglia politica di Fortuna». —

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