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Smart working per i dipendenti regionali, ma solo quelli con il Green pass: la proposta dell’assessore Roberti «per non saltare tamponi o vaccinazione»

Fra i 3 mila 500 dipendenti della Regione sono invece una ventina ad aver fatto la scelta di non esibire il Green pass, rinunciando a lavorare. L’ente ha avviato i controlli quotidiani, sorteggiando ogni giorno alcune delle 107 sedi sparse sul territorio, dove il check viene effettuato all’ingresso, mentre per gli altri palazzi si procede con verifiche a campione

UDINE.I cugini poveri (dello smart working). Si sentono così i lavoratori della Regione che, fra tutti gli enti pubblici del Friuli Venezia Giulia, è quello che ha dato la maggiore stretta alla possibilità di lavorare da casa, dopo che il decreto Brunetta ha stabilito il ritorno al lavoro in sede come soluzione ordinaria per gli impiegati della pubblica amministrazione. Da inizio novembre solo una minoranza di regionali continua a prestare servizio fra il tavolo del salotto e quello della cucina, ma ora l’assessore alla Funzione pubblica Pierpaolo Roberti deve fare i conti con l’aumento dei contagi e, dopo settimane di pressing sindacale, apre al ritorno al lavoro agile per i dipendenti, a patto che questi abbiano il super Green pass e non utilizzino quindi l’opzione per sottrarsi ai tamponi che i non vaccinati devono fare ogni 48 ore.

La direttiva del Governo sulla fine dello smart working d’emergenza è stata recepita con gradazioni diverse da ottobre in poi. Un terzo dei colletti bianchi dell’Inps fruisce ad esempio di otto giornate di lavoro agile al mese: il tetto introdotto assieme all’obbligo del Green pass per lavorare. All’Inail si viaggia su percentuali simili e nei Comuni più grandi si fa ampio ricorso allo strumento. Da novembre la Regione ha fatto scelte diverse, limitando l’accesso a persone fragili, caregiver, lavoratori con disabilità, dipendenti in quarantena e genitori con figli in Dad o in isolamento: l’effetto è stato il ritorno in sede del 95% dei 3 mila 500 dipendenti, dopo che si era arrivati ad averne a casa 3 su 4.

Il lavoro in presenza come standard è stato ripristinato per tutti i regionali dal 2 novembre (prima si era arrivati al picco del 75% dei lavoratori da casa), ma stride il confronto con altri enti pubblici del territorio. Nelle varie sedi dell’Inps risulta in telelavoro il 30% dei 450 impiegati, con priorità data alle richieste di chi ha figli o si muove con bus e treni. L’opzione è utilizzata con convinzione anche dal Comune di Trieste, la cui direzione conta di istituzionalizzare il lavoro agile al di là delle necessità legate al coronavirus.

Ora la pandemia è tornata a correre e i sindacati chiedono alla giunta Fedriga di riaprire le maglie dello smart working. Le sigle insistono sulla necessità di garantire «l’accesso al lavoro agile a tutti i colleghi che svolgono un’attività che lo consenta, seppur con prevalenza del lavoro in presenza». La convinzione delle Rsu è che lo smart working debba «salvaguardare il bene della salute di tutti, in un momento che vede proprio nella nostra regione un incremento costante dei casi di positività».

L’assessore Roberti apre: «Davanti all’aumento dei contagi, chi ha il super Green pass potrà richiedere di accedere agli accordi individuali sullo smart working. Spetterà al direttore di servizio decidere se l’opzione è compatibile. Ma lo strumento non deve essere un modo per eludere la certificazione verde, privilegiando chi non rispetta le norme».

Fin qui si tratta dell’applicazione del telelavoro legata alla gestione della pandemia, ma Roberti e i sindacati si stanno confrontando anche sull’introduzione dello smart working come opzione da percorrere in tempi di pace. «A oggi – spiega l’assessore – il contratto regionale non prevede la disciplina e ci stiamo confrontando per applicare il sistema come metodo ordinario. Il tavolo si sta riunendo e vogliamo trovare un accordo entro fine gennaio».

Per la Cisl, Massimo Bevilacqua rileva che «lo smart working è un’opportunità in generale. Inoltre i contagi stanno tornando e i lavoratori devono stare sicuri. Il 13 dicembre avremo un nuovo incontro di trattativa per lo smart working del Comparto unico per gettare le basi». La Cisal con Paola Alzetta invita «a trovare un accordo quanto prima e intanto bene l’apertura dell’assessore per evitare contagi nelle sedi regionali».

Fra i 3 mila 500 dipendenti della Regione sono invece una ventina ad aver fatto la scelta di non esibire il Green pass, rinunciando a lavorare. L’ente ha avviato i controlli quotidiani, sorteggiando ogni giorno alcune delle 107 sedi sparse sul territorio, dove il check viene effettuato all’ingresso, mentre per gli altri palazzi si procede con verifiche a campione. Con questa rotazione, la Regione stima vengano controllate 2 mila persone al giorno. Roberti non esclude di abbinare in futuro il cartellino dei dipendenti al dato sul possesso del Green pass, ma vanno prima risolti i problemi di dialogo fra banche dati differenti.

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