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la cerimonia

L’esempio di Pasquariello: senso del dovere e sacrificio

In tanti per l’ultimo saluto al tenente colonnello scomparso improvvisamente martedì «Un uomo che ha speso bene la sua vita al servizio dello Stato e per il bene comune»

a.bu.
1 minuto di lettura

«E adesso diresti: “Ragazzi, fuori di qui, tutti al lavoro, con ancora più impegno”. Così onoreremo la tua memoria». Il sostituto procuratore Giorgio Milillo rompe il protocollo e si fa portavoce dell’amico Fabio Pasquariello, salutandolo per l’ultima volta dal pulpito della cattedrale di Udine. Il cuore del tenente colonnello dei carabinieri si è fermato a 57 anni, martedì, mentre era in un ristorante a Caltanissetta, città nella quale lavorava dal 2017 nel ruolo di capo ufficio comando del comando provinciale. In tanti gli hanno reso omaggio partecipando al suo funerale, colleghi, di oggi e ieri, magistrati, politici, amici e in tanti non hanno trattenuto le lacrime. Una compartecipazione al dolore della famiglia, del figlio Marco, della moglie Barbara, delle sorelle Antonella e Aura, che si trasforma nella testimonianza del professionista e ancor più dell’uomo. «Fabio ha speso bene la sua vita – dice monsignor Luciano Nobile che guida la celebrazione affiancato da quattro sacerdoti –, ha servito lo Stato e il bene comune». Parole che si fanno testamento quando, citando lo scrittore e monaco Thomas Merton, il prete ricorda che la vita scivola via, ma può farlo come sabbia o come semente buono che può attecchire «e seminare bene porterà frutto nella nostra vita e ancor più nella comunità». Un’eredità tracciata anche da don Davide Larice che ringrazia Pasquariello «per lo stile umano rispettoso e professionale e i consigli illuminati che ha saputo darmi quando seguivo i giovani in difficoltà». Il lascito del tenente colonnello è anche nelle parole del carabiniere Claudia Bianchini che dà voce al nucleo investigativo di Udine, per fa sapere «che senso ha la vita di Fabio». «Eri un guerriero, coglievi le opportunità da ogni situazione, affrontavi le giornate con una vitalità ammirevole, dimostrando tutti i gironi il senso del dovere e il sacrificio. Eri un punto di riferimento, non ti lamentavi mai dei tuoi problemi e ti facevi carico di quelli degli altri. Puntavi gli occhi addosso – dice Bianchini – e muovevi il mondo. Concludevi ogni conversazione dicendo “grazie a te”. Oggi siamo noi a ringraziare te».

Ci sono anche esponenti della Regione, il vicepresidente Riccardo Riccardi e l’assessore Barbara Zilli – «salutiamo un investigatore dalle innate e acute abilità, un uomo ricco di umanità e disponibilità» – e sindaci, come quello di Udine, Pietro Fontanini, di Lignano, Luca Fanotto, di Tavagnacco, Moreno Lirutti. E chi non può esserci manda un saluto. Come il sostituto procuratore Marco Panzeri, parole lette da Milillo: «Non so cosa darei per avere cinque minuti per salutarti come si deve e dirti che ti voglio bene e mi mancherai». È così per chi si commuove, saluta, applaude Pasquariello e non ne dimenticherà il lascito.—



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