Medici, infermieri e ostetriche: «Parti in casa troppo pericolosi»

Un neonato su dieci richiede assistenza e uno su cento manovre rianimatorie intensive Il Dipartimento materno infantile: «I primi 5 minuti fanno la differenza. Poi è tropo tardi» 

la lettera aperta

«Hai atteso tante settimane, quante volte hai fantasticato sul fatidico momento della nascita, desiderando che tutto fosse perfetto, di poter abbracciare il tuo piccolo. In un mondo sempre più ostile, dove persino l’atto più semplice e naturale diviene improvvisamente complicato, sembra naturale che il contesto più genuino dove questo possa avvenire sia quello domestico, tra le mura amiche già testimoni di tanti momenti lieti. Alla dimensione domestica sembra fare da contraltare quella ospedaliera, già troppo spesso foriera di ansie, dubbi, delusioni e spesso anche di lutti».


Chissà se pensano a questo le famiglie che scelgono di mettere al mondo il loro bambino fuori dall’ospedale. Probabilmente sì. In un periodo stravolto da mille dubbi, paura dei contagi, senso di solitudine imposto nelle strutture sanitarie dal contenimento della pandemia, partorire nella propria casa rappresenta un’alternativa a cui pensare. Più di 500 famiglie nel nostro Paese fanno ogni anno questa scelta. Il Fvg, dopo Trentino e Alto Adige, è la Regione con la più alta percentuale di parti a domicilio e i dati preliminari in epoca post-pandemica documentano un trend in costante aumento. L’esatto opposto di quanto avviene in Paesi come l’Olanda dove i parti in casa sono stati a lungo sostenuti ma che negli ultimi 30 anni sono progressivamente diminuiti al di sotto della soglia del 20%.

Una gravidanza fisiologica in assenza di fattori di rischio rappresenta la prerogativa per poter partorire a domicilio. Ma la nascita, per quanto sia un evento del tutto naturale, carico di aspettative da vivere pienamente e assieme a tutta la famiglia, allo stesso tempo rappresenta una fase di grande instabilità per il neonato, dovendosi ricreare, nel giro di pochi minuti, un equilibrio nuovo e mai stabilito prima. I cambiamenti, per quanto fisiologici e naturalmente plasmati da milioni di anni di evoluzione, sono incredibilmente complessi. Per questo motivo un neonato su dieci richiede una qualche forma di assistenza e uno su cento di manovre rianimatorie intensive per poter vivere. E sono i primi cinque minuti che fanno la differenza. Poi è troppo tardi. Per quanto bravo e capace il personale che assiste il parto a casa, formato usualmente da due ostetriche, non riesce a farsi carico di questo. Sono richieste competenze e attrezzature che non possono essere gestite a casa.

«I dati della letteratura scientifica dimostrano come il parto a domicilio comporti un aumentato rischio di mortalità e morbilità materna e neonatale, perché a casa non è possibile controllare adeguatamente parametri clinici e strumentali e, in caso di emergenza, è più complicato intervenire tempestivamente» riportava Fabio Mosca, presidente della Società Italiana di Neonatologia, nel 2019.

Purtroppo è così e non possiamo barattare la sicurezza delle strutture ospedaliere con l’intimità e il conforto delle mura domestiche. La salute della mamma e del neonato non può essere soggetta ad alcun rischio prevenibile, per quanto contenuto possa sembrare, durante un parto a casa.

Nascere in Italia rappresenta un evento troppo medicalizzato. Lo riporta l’Istituto Superiore di Sanità. Troppe prestazioni diagnostiche, troppe ecografie, troppi tagli cesarei.

La nascita di un bambino richiede di essere riportata nella dimensione naturale in un ambiente riservato, rispettoso di un evento così importante ma nello stesso tempo protetto e sicuro.

Probabilmente la richiesta di partorire a domicilio naturalmente diminuirà.

Se questa è la rappresentazione di un futuro la cui lontananza dipenderà dall’impegno dei sistemi sanitari, il presente non può assistere impassibile a tragedie che si ripetono nella nostra Regione in nome di una maternità entro le mura domestiche.

È necessario che le famiglie che decidono di mettere al mondo il proprio figlio a casa siano messe nelle condizioni di poter scegliere e questo comporta la conoscenza dei rischi a cui vanno incontro mamma e bambino.

Quando l’ambulanza arriva è ormai troppo tardi. Magari non per la vita ma per la salute futura del neonato probabilmente sì.

A lui importa poco nascere in un posto piuttosto che un altro. Nel metterlo al mondo pensiamo a lui. Da genitori. Dandogli le migliori possibilità di diventare grande in salute. —

Ostetriche, infermiere e medici Dipartimento materno infantile. Azienda sanitaria Friuli occidentale

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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