Sanità, spunta l’ipotesi del ritorno al 118 diviso per province del Friuli Venezia Giulia

Opzioni illustrate, in ballo il mantenimento della Sala operativa di Palmanova. Riccardi ai professionisti convocati: decidete voi, la politica resta fuori

PALMANOVA. Mantenimento della Sala operativa regionale emergenza sanitaria di Palmanova o suo spacchettamento e creazione di due, tre o quattro centrali per riavvicinare il 118 ai territori. Il vicepresidente Riccardo Riccardi e i vertici dell’Azienda di coordinamento hanno messo ieri sul tavolo dei professionisti della medicina d’urgenza le ipotesi di lavoro su cui l’Arcs si sta muovendo in vista della riscrittura del Piano emergenza urgenza promessa entro l’autunno. «Decidete voi», è l’invito finale dell’esponente della giunta Fedriga ai tecnici.

La sistemazione dei problemi di comunicazione fra Numero unico 112 e Sores 118 sarà il punto centrale del nuovo Peu e Riccardi ha voluto coinvolgere i responsabili delle strutture della medicina d’emergenza, prima di presentare alla Terza commissione del Consiglio regionale l’analisi delle diverse possibili soluzioni. A Palmanova viene convocata una trentina di professionisti, tra primari dei Pronto soccorso, direttori dei reparti di Anestesia e rianimazione, responsabili aziendali del 118 e dell’elisoccorso. I presenti riferiscono che il vicepresidente parla poco ma, prima di lasciare la riunione, spende parole eloquenti: «La decisione spetta a voi, soltanto a voi. La politica resta fuori ed è giusto così. Soldi e costi sono l’ultimo dei problemi. Aspetto l’esito della vostra decisione: non ho teoremi predefiniti».

Riccardi è affiancato da Giuseppe Tonutti e Joseph Polimeni, rispettivamente direttore generale uscente e neonominato dell’Arcs. L’avvicendamento è appena avvenuto dopo le tensioni nella sanità pordenonese. Parla Tonutti, che ha seguito fin qui la questione. Il dg illustra alcune slide, dove si riportano le opzioni, con le differenti necessità di spesa, personale e turni. L’ex responsabile dell’Azienda zero presenta 4 ipotesi: mantenimento della Sores a Palmanova, creazione di una seconda centrale a Trieste, aggiunta di una terza a Pordenone e ritorno al sistema provinciale delle quattro centrali 118.

Nel corso dell’incontro Tonutti restringe di fatto le scelte percorribili a due: rispetto del principio della centrale unica con riorganizzazione complessiva e passaggio di tutto il personale sotto la Sores (oggi i soccorsi e il personale del 118 dipendono delle Aziende sanitarie e i dipendenti della centrale di Palmanova dall’Arcs) oppure le tre centrali corrispondenti alle Aziende giuliano-isontina, Friuli centrale e Friuli orientale. Quale che sia la scelta, la chiamata di emergenza continuerà a essere effettuata al 112, che la smisterà al 118: unico in un caso, aziendale nell’altro.

La Sores unica è ad oggi la strada preferita della giunta e pure del centrosinistra, che difende l’accorpamento deciso nella legislatura precedente. Spingono per il ritorno alle centrali territoriali i sindacati dell’area sanitaria, Fdi, M5s e l’ex forzista Walter Zalukar, secondo cui la non conoscenza dei territori da parte degli operatori di Palmanova ha generato ritardi negli interventi.

Sull’assetto del 112-118 le idee sono diverse pure in ambito tecnico. Il primo direttore dell’Arcs Francesco Zavattaro, nei pochi mesi di permanenza in regione, si era detto ad esempio per il mantenimento della centrale sanitaria unica. All’inizio del 2020, dopo il subentro di Tonutti all’Arcs, la Direzione centrale Salute sostiene invece nel proprio studio l’opportunità di una seconda centrale 118 per l’area di Trieste e Gorizia, lasciando a Palmanova la responsabilità per Udine e Pordenone. Il documento contiene anche l’ipotesi di centrale unica, ma dice che lo sdoppiamento «evidenzia più punti di forza rispetto alle criticità».

Arriva la pandemia e non se ne fa niente. Nel maggio 2021 Riccardi ribadisce che la duplicazione delle centrali del 118 aumenterebbe i costi e creerebbe il rischio di servizi regionali non omogenei. Ora il vicepresidente lascia mano libera ai tecnici e mette in secondo piano i costi, ma l’Arcs parla per la prima volte di tre centrali. Non è chiaro come gli oltre 30 invitati alla riunione di ieri arriveranno a una sintesi, a partire dallo studio costi benefici prodotto dopo la mozione con cui il centrodestra ha chiesto alla giunta di esaminare vantaggi e svantaggi del ripristino delle centrali provinciali del 118.

La discussione diventerà politica in Consiglio regionale a fine mese. È una questione su cui pesano i disservizi informatici e di geolocalizzazione emersi in questi anni, ma pure i campanili. Difficile concedere la centrale a Trieste-Gorizia senza farlo anche per Pordenone. Allo stesso tempo però, le norme nazionali stabiliscono che una centrale 118 debba avere per riferimento almeno 600 mila abitanti e così non sarebbe in caso di creazione di due o tre poli. Sempre ricordando che 5 milioni di romani si rivolgono a un’unica centrale, mentre 10 milioni di lombardi fanno affidamento su tre centrali.

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