In Carnia dopo la fuga dalla guerra: la comunità ucraina all’hotel Olivo

Sono 22 gli ospiti della cooperativa Aedis. Fra loro c’è un’esperta che sta informatizzando le mense

CAVAZZO CARNICO. Fino a pochi anni fa all’hotel Olivo di Cavazzo si radunavano villeggianti appassionati della montagna e la marilenghe regnava sovrana. Oggi nella struttura che si è tinta di gialloblù si parla ucraino intervallato all’inglese e le 12 camere, ormai al completo, brulicano di bambini, madri e qualche padre in fuga da morte e distruzione che l’invasione voluta da Vladimir Putin sta seminando nel loro paese.

Furono i primi ad arrivare in Italia, a pochi giorni dall’avvio della guerra: sono 22 cittadini ucraini, metà dei quali minorenni, che da due mesi e mezzo hanno imparato a vivere in un pezzo di Carnia e a familiarizzare con la sua gente schietta e generosa. Vengono da Kiev, Kharkiv, Mariupol, da località al confine con la Polonia, fra loro ci sono giovani professionalità che stanno mettendo radici in Friuli, un esperto di e-commerce, una cantante pop e la 32enne Natalia, ingegnere informatico che sta riprogrammando la distribuzione dei pasti per la Aedis Cooperativa Onlus di Pasian di Prato che ha garantito al gruppo di profughi vitto, alloggio, vestiario e ogni genere di supporto. Una realtà che da anni fornito ospitalità ai minori prevalentemente stranieri non accompagnati attraverso strutture sparse sul territorio, realtà che possono ospitare fino a 140 ragazzi. Una di queste è l’albergo Olivo di Cavazzo.


Tutto è iniziato da Stefano De Sabbata, volontario di Aedis all’estero per lavoro, cui alcuni ucraini in trasferta sorpresi dalla guerra si sono rivolti in cerca di ospitalità – racconta il responsabile Michele Lisco –: sono arrivati bimbi, donne, famiglie, l’intero albergo è stato riservato per loro e ora siamo al completo, anche se riceviamo sempre nuove richieste».

Non un impegno da nulla, anche per la Cooperativa, che ha sostenuto l’iniziativa a titolo gratuito fino a pochi giorni fa, quando ha formalizzato in Prefettura una convenzione che riconosce una diaria di 25 euro a ospite. Un aiuto è giunto dalla vendita di pacchi solidali che con il contributo dell’impresa vinicola Ermacora, di Oro caffè e dell’azienda Olearia Chianti, hanno permesso di coprire parte dei costi. Un’iniziativa che Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Fvg, ha promosso con convinzione. Alcuni dei nuovi arrivati sono stati ospitati a Bosco di Museis, gestito da Renato Garibaldi, altri sono rimasti all’albergo Olivo. Qualcuno in paese li ha accolti con piccoli doni, alcuni carabinieri si sono presentati con le torte.

«Abbiamo cercato di creare una sorta di normalità – spiega Lisco – ogni giorno si fa lezione di italiano, si cerca di distribuire i compiti, di coinvolgere tutti. Ora stiamo aiutando alcuni di loro a trovare un’occupazione, il turismo stagionale, il lavoro agricolo, un incarico nella nostra struttura. Così è emersa la professionalità di Natalia, che ha informatizzato il sistema di distribuzione dei pasti per le mense». Un progetto illustrato ieri a Cavazzo e in funzione da lunedì, ideato dall’esperta che ha già declinato una prestigiosa offerta di lavoro giunta dall’Irlanda per restare in Friuli. 

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