Sempre più persone scelgono i tamponi casalinghi fai da te: cosi si rischia un numero più alto di positivi nascosti

LaPresse

Il monito dei farmacisti: dal primo maggio, ossia da quando non è più richiesto il Green pass, sono scomparse tutte quelle persone non vaccinate che regolarmente si sottoponevano a tampone per avere l’accesso temporaneo al certificato verde

UDINE. C’è chi si confessa con gli amici nelle chat del calcetto e chi preferisce dirlo soltanto ai parenti, ma il fenomeno di una gestione “fai da te” del contagio Covid è sempre più diffusa.

Di che si tratta? Approfittando della semplicità del test casalingo – che si può acquistare a una cifra che si aggira sui quattro o cinque euro nelle farmacie o al supermercato – in molti decidono di non segnalare neppure al medico di base la propria positività al virus. Di solito si comportano così le persone che hanno sintomi leggeri o gli asintomatici, soggetti – insomma – che almeno in un primo momento non sono spaventati dal fatto di veder apparire la doppia barretta sul display del test casalingo, quella che conferma la positività.

 

Essendo sconosciuti al sistema di tracciamento ufficiale questi positivi sono doppiamente responsabili: verso se stessi perché si impegnano a gestire i primi giorni di una malattia che non è ancora ben chiaro se possa aggravarsi e verso gli altri perché essendo altamente contagiosi possono provocare una diffusione a catena del virus se non mantengono un rigoroso isolamento. Si tratta di contagiati che dopo aver trascorso alcuni giorni in casa (si spera) attendono di tornare negativi sempre affidandosi al test casalingo.

«Difficile dire se questo fenomeno della diagnosi “fai da te” sia diffuso o meno – commenta il presidente di Federfarma Fvg, Luca Degrassi – però noi farmacisti ci siamo accorti di alcune cose. La prima: il numero di tamponi rapidi che eseguiamo è ormai inferiore a quello dei test casalinghi che anche noi mettiamo in vendita. Ciò vuole dire che sono ormai moltissime le persone che hanno preso confidenza con i test e che si tengono monitorate senza difficoltà.

La seconda: dal primo maggio, ossia da quando non è più richiesto il Green pass, sono scomparse tutte quelle persone non vaccinate che regolarmente si rivolgevano alle farmacie per avere l’accesso temporaneo al certificato verde. Nello stesso tempo abbiamo notato che la percentuale di positività ai test rapidi eseguiti in farmacia è raddoppiato, passando al 27 per cento circa che registriamo in questi ultimi giorni».

«Ora – prosegue Degrassi – la possibilità di sottovalutare la dimensione del fenomeno è reale. Chi continua a rivolgersi alle farmacie per un tampone rapido è soprattutto il soggetto che lavora e che dunque ha bisogno del tracciamento ufficiale anche per ottenere il certificato medico da presentare in azienda».
 

Anche il presidente dell’Ordine dei medici di Udine, Gian Luigi Tiberio (che è pure medico di base) ha una percezione di questo fenomeno del “fai da te”: «È piuttosto evidente che questo sistema può essere utilizzato – sottolinea – anche se non ho esperienze dirette. Non ci sono mai stati pazienti che mi hanno detto di aver gestito da soli il contagio. Noto però, anche dai dati che ho commentato di recente con il Dipartimento di prevenzione , che numero dei positivi attuale è ancora piuttosto alto rispetto agli ultimi due anni».

«C’è l’impressione che qualcosa sfugga ai dati ufficiali, visto che la circolazione del virus continua a essere alta. Fortunatamente i pazienti che hanno bisogno di un ricovero in ospedale sono pochi. Vorrei sottolineare che questa ipotetica gestione “fai da te” rischia di avere ricadute sulle vaccinazioni: dato che le immunizzazioni si dovrebbero fare dopo un certo tempo dalla malattia, sarebbe meglio sapere con certezza se un soggetto è stato contagiato o meno. Ci vorrebbe più responsabilità». 

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