Buoni pasto, c’è chi li accetta nella metà dei negozi: altri resistono

UDINE. Molti lavoratori utilizzano i buoni pasto per fare la spesa. Possono acquistare solo generi alimentari e anche qui rischiano di sentirsi dire: «No, grazie non li accettiamo più».

Alcune catene hanno già ridotto del 50 per cento il numero dei negozi autorizzati ad accettare i buoni pasto, l’hanno fatto per fronteggiare le difficoltà derivanti dai tempi incerti dei rimborsi e, soprattutto, dalle commissioni applicate che oscillano tra il 15 e il 20 per cento.

«Noi li ritiriamo anche se, rispetto a qualche anno fa, abbiamo ridotto di quasi il 50 per cento il numero dei negozi che lo fanno». Il direttore di Despar Fvg. Fabrizio Cicero, spiega la strategia del gruppo ricordando che alcune società stanno applicando commissioni superiori al 20 per cento.

Si tratta di percentuali troppo elevate che stanno mettendo a rischio il sistema. «I buoni pasto sono diventati importanti per i lavoratori e quindi è giusto accettarli però, in momenti come quelli che stiamo vivendo, dal punto di vista economico, non è facile farlo», rimarca Cicero.

Non senza aggiungere: «Siamo in una fase in cui per non gravare sulle tasche dei consumatori cerchiamo di fare da cuscinetto incamerando il più possibile gli aumenti dei costi industriali».

Anche da Panorama i consumatori possono pagare la spesa con i buoni pasto: «Noi li accettiamo da varie aziende, molti lavoratori vengono a mangiare da noi. L’unica azienda che non ha ancora fatto l’accordo è lo Stato, soprattutto per quanto riguarda le forze dell’ordine».

Così Luca Mocali, il direttore del supermercato Panorama di Udine sud, nel rimarcare di non aver ricevuto alcuna comunicazione sulla possibile applicazione di vincoli.

«I buoni pasto sono una truffa, io non li ho mai accettati». Il segretario regionale della Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione (Fida), Sergio Bertanza, non ha alcun dubbio: il meccanismo dei buoni pasto è inaccettabile.

«Sono anni che ne parliamo e non è cambiato nulla – aggiunge –, su tanti prodotti non riusciamo ad avere un margine pari o superiore alle commissioni che ci vengono applicate».

Alessandro Beretta, il segretario generale dell’Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti (Ancd-Conad), conferma invece che, nonostante le difficoltà, nei negozi del gruppo Conad i buoni pasto vengono accolti ovunque.

«Non farlo diventa una forma di concorrenza sleale, è ovvio che chi li ha da spendere va dove li accettano». Beretta auspica «che la cosa si risolva senza arrivare a soluzioni drastiche. Il fatto che abbiamo aderito tutti, distributori e operatori della ristorazione, fa capire che se centinaia di migliaia di aziende si mobilitano a livello nazionale, il problema c’è».

E nell’evidenziare che «il buono pasto è lo strumento di welfare più antico», Beretta si augura che il problema venga risolto». Anche perché «è un paradosso: noi privati stiamo pagando i risparmi del pubblico».

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