Ammanco milionario in banca e riciclaggio, partono le cause risarcitorie

Chiesti 5 anni per Antonino Moscato, marito di Michela Chiaruttini, l’ex bancaria deceduta e accusata di aver truffato i clienti

TOLMEZZO. Antonino Moscato, 62 anni, di Tolmezzo, era stato chiamato a rispondere di riciclaggio di una parte delle somme di cui si era indebitamente appropriata la moglie, Michela Chiaruttini, 58 anni, di Enemonzo, l’ex funzionaria della filiale di Tolmezzo dell’Ubi Banca di Brescia accusata di avere truffato decine di clienti e di essersi appropriata dei loro risparmi per un totale di circa 2,2 milioni di euro.

Chiaruttini è morta lo scorso mese di ottobre per un peggioramento delle sue condizioni di salute, prima, dunque, di chiudere i conti con la giustizia. Martedì 21 giugno c’è stata la discussione con l’intervento dell’accusa e della parte civile.

Il pubblico ministero Elisa Calligaris ha chiesto 5 anni e 15 mila euro di multa per Moscato, difeso dagli avvocati Luciano Cardella e Gabriele Bano.

L’uomo è accusato di riciclaggio di una parte delle somme sparite, ossia di averle rese invisibili attraverso il trasferimento sui propri conti correnti, per ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

L’uomo avrebbe utilizzato la somma di 71.200 euro per il pagamento di settanta rate di un mutuo finanziamento per l’acquisto di un immobile adibito ad abitazione civile e di aver pagato 1.710 euro per prestazioni dentistiche e altri 17 mila euro per l’acquisto di una vettura Audi Q3, che è stata sequestrata.

In questo modo il marito di Michela Chiaruttini, secondo l’accusa, avrebbe ostacolato l’identificazione della provenienza illecita del denaro.

Chiaruttini era approdata due volte davanti al tribunale collegiale di Udine. Nel mezzo un’interruzione di un anno decisa dai giudici per consentire al pubblico ministero Paola De Franceschi di riformulare le imputazioni.

Annullato il precedente decreto di rinvio a giudizio, si era provveduto a contestualizzare ogni prelievo, indicandone la data e rinunciando al vincolo della continuazione. Uno spezzettamento utile solo a calcolare i termini della prescrizione. Neppure questo, però, era bastato ad alleggerirne la posizione: il gup aveva dichiarato il non luogo a procedere per estinzione del reato per un unico episodio.

Nel procedimento, diverse parti civili hanno intanto avviato una serie di cause risarcitorie in sede civile. Banca Intesa (che ha assorbito Ubi Banca) ha chiesto 100 mila euro per danno di immagine.

La difesa ha chiesto l’assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, per Cecilia Chiaruttini, la sorella di Michela, e per il cognato Eros Marcuzzi.

I due sono accusati, in concorso tra loro, di aver trasferito del denaro proveniente dall’attività illecita posta in essere da Michela Chiaruttini su un conto corrente mediante versamenti di denaro per una cifra totale di 77.810 euro e il versamento di un assegno circolare di 3.500 euro nonché di aver utilizzato i soldi per il pagamento di mutui ipotecari finalizzati all’acquisto di un immobile, una casa in particolare. Secondo la difesa marito e moglie non erano a conoscenza che il denaro di Michela Chiaruttini fosse di illecita provenienza.

Il prossimo 5 luglio, alle 11, toccherà alle difese e all’imputato, che ha già preannunciato dichiarazioni spontanee.

 

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