“Insieme”, la nuova mostra a Casa Cavazzini: dal 18 febbraio al 16 luglio 2023 esposte 60 opere dei più grandi artisti degli ultimi 150 anni

UDINE. Cinque mesi tra i capolavori dell’arte, dal 18 febbraio al 16 luglio 2023. È stato presentato martedì 21 giugno il programma della nuova mostra a Casa Cavazzini, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Udine: è intitolata “Insieme” e ospiterà tra le 50 e le 60 opere, tra pittura e scultura, grazie alla collaborazione di collezioni di 12 Paesi. 

Tra gli obiettivi dei curatori della mostra ci sono alcune tra le opere dei più grandi nomi dell’arte degli ultimi 150 anni, tra i quali Paul Gauguin, Auguste Rodin, Edward Burne-Jones, John Everett Millais, Vincent Van Gogh, Edvard Munch, Egon Schiele, Gustav Klimt, Gaetano Previati, Amedeo Modigliani, Giorgio De Chirico, Pablo Picasso, Tamara de Lempicka, Marc Chagall, Wassilij Kandinskij e Costantin Brancusi, oltre ad alcuni inediti.

"Insieme”. Come il titolo evoca, la mostra (che avrà un costo che supera il milione di euro e che si costituisce di una sessantina di opere) non si concentra su un autore specifico o su una corrente da studiare e riscoprire, ma intende consegnarci una delle principali chiavi per entrare nell’arte moderna e contemporanea: rendere visibile la condizione umana, in particolare la nostra tensione verso l’altro, la passione nel costruire legami che fanno vivere e che valgono una vita intera, anche se segnati dall’esperienza misteriosa del limite, a volte della solitudine o di una distanza non facile da colmare. L’arte moderna e contemporanea è continuamente attraversata da questi temi, quasi che molti artisti, dall’età del Romanticismo in avanti fino all’inoltrato Novecento, abbiano inteso nelle loro opere mettere l’uomo davanti ad uno specchio.

Nel mondo occidentale, che lungo il cammino del XIX secolo ha detto: «Dio è morto», oggi non dovremmo chiederci: «ma il prossimo è ancora vivo?». L’inflazione della distanza e del rapporto mediato e mediatico con gli altri ha generato paradossali fenomeni, per cui sono favorite le solidarietà con persone lontane, mentre aumentano i segni dell’indifferenza o dell’insofferenza per il vicino. Questa tendenza, vissuta in modo critico nelle esperienze di isolamento e di limitazione forzata dei contatti che hanno connotato la recente pandemia, ci porta a reagire riscoprendo l’importanza della prossimità. Il prossimo si fa sempre più astratto, diventa frequentemente occasione di notizia (che riguarda l’informazione) o di opinione (che riguarda il dibattito), ma non di affezione, dedizione, coinvolgimento. Aprire davvero se stessi alla realtà dell’altro ci mette invece in cammino fino a volerlo incontrare, a voler ripetere la richiesta di san Tommaso, cioè a volerlo toccare concretamente e direttamente, perfino nelle sue ferite aperte. È il momento di prendere coscienza che la crisi del nostro tempo è una crisi della distanza. Per noi è necessaria la prossimità: l’arte dell’Ottocento e del Novecento rendono abbondante testimonianza ad ambedue le questioni.

Individuando le relazioni fondamentali che definiscono la vita umana personale e collettiva, questa mostra propone il suo percorso in sette momenti.

  1. Il primo momento della mostra fa propria la strategia narrativa della Divina Commedia, che colloca anzitutto il protagonista nel mezzo del cammin della sua vita in una selva oscura, per poi ritrovare il sentiero che conduce a riveder le stelle: il primo momento sarà infatti dedicato alla percezione di “quella distanza tra noi”, di una certa solitudine di fondo in cui ogni persona viene al mondo.
  2. Il secondo momento della mostra apre gli occhi sulla prima relazione dentro la quale si forma ogni essere umano, che è la relazione filiale. Non tutti siamo sposi, o genitori, o persone impegnate per la collettività e così via, ma tutti siamo figli. Il modo del venire al mondo della creatura umana, non da un guscio infranto covato in un nido, per di più con un lungo tempo di radicale dipendenza da chi ci ha generato, segna nel profondo la struttura del nostro essere, come non poche opere d’arte hanno tentato di manifestare.
  3. Il terzo momento della mostra considera il legame più trascinante dell’esistenza, il legame d’amore di un essere umano per un altro essere umano, talmente profondo e speciale che a causa di questo legame i due esseri arrivano al punto di vivere e di morire l’uno per l’altro.
  4. Il quarto momento della mostra prende consapevolezza che fin dai primi passi l’avventura umana si misura con la fraternità, con una relazione di prossimità viscerale e coinvolgente che viene stabilita dal destino tra esseri che non si sono scelti tra loro. Quanto questo legame possa essere emblematico, per intensità incantevole o per conflittualità insanguinata, l’arte e la letteratura e le religioni lo dicono spesso con immagini fortissime.
  5. Il caso specifico della fraternità di sangue conduce al quinto momento della mostra, quello della prossimità, dove il legame intersoggettivo della compagnia e quello dell’appartenenza a una moltitudine generano l’amicizia, la cura per l’altro, la solidarietà sociale e le istituzioni.
  6. Il sesto momento della mostra rende testimonianza, anche nell’arte moderna e contemporanea, al tema della percezione e della ricerca dell’Assoluto, ma non come un teorema necessario alla ragione o posto in discussione dalla ragione – così in epoca illuministica e nei vari razionalismi successivi –, ma come Mistero accessibile e affidabile. L’uomo non vuole sapere se in lontananza esista un principale dell’azienda universale, l’uomo vuole sapere se sia possibile stabilire con lui un contatto rilevante per l’esistenza del singolo e di ogni singolo. Non raramente, questo desiderio e questa tensione affiorano in opere d’arte dell’Otto e del Novecento cariche di senso spirituale.
  7. Infine, il settimo momento della mostra guarda all’inclusione di tutte le creature nello slancio di relazione e di comunione che trabocca dall’essere umano verso esse ma anche dalla struttura delle creature stesse verso l’essere umano. Deliziosi dipinti dell’Otto e del Novecento volgono lo sguardo alla natura, ad alcuni animali, ai fiori del campo e alle stelle che trapuntano il cielo notturno come per dare forma percepibile a un misticismo cosmico e a una tensione verso l’unità di tutti gli esseri. È questa aspirazione all’armonia piena, alla comunione universale, il giusto fondamento di ogni progetto di pace e di ogni conversione ecologica a cui possiamo sentirci chiamati.

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