Focolaio Covid (13 casi) all’Anagrafe di Udine dopo il voto per il referendum

Il Comune ha adottato misure di contenimento  

UDINE. I primi casi si sono verificati pochi giorni dopo la conclusione delle operazioni referendarie di domenica 12 giugno, l’ultimo mercoledì 22 giugno e così la conta complessiva dei contagiati nell’ufficio Anagrafe del Comune è salita a 13.

Un focolaio che ha costretto l’amministrazione di Palazzo D’Aronco ad adottare delle misure straordinarie di contenimento: gli uffici sono stati sanificati, tre dipendenti sono stati messi in smart working per tre giorni fino a venerdì e sono stati riorganizzati alcuni spazi di lavoro comune, inoltre l’uso della mascherina è obbligatorio.

«È una situazione molto delicata - dice l’assessore ai servizi Demografici, Alessandro Ciani - cui fortunatamente siamo riusciti a fare fronte anche perché l’ufficio dell’anagrafe gestisce diversi servizi essenziali che non possono certo essere sospesi e che, al momento, siamo riusciti a garantire normalmente senza alcun disagio per gli utenti».

Oltre ai tanti casi di malattia, sono iniziate anche le ferie ma, assicura Ciani «non c’è stato bisogno di richiamare nessuno in servizio. Le operazioni di voto si sono svolte regolarmente, nei giorni successivi si sono verificati diversi casi di contagio quindi è naturale pensare che siano legati proprio alle attività referendarie».

I componenti degli uffici hanno avuto a che fare con i presidenti di seggio e con i tanti cittadini che hanno avuto bisogno di documenti o della tessera elettorale.

E non tutti indossavano la mascherina, circostanza - consentita dalla legge, dopo l’attenuazione delle misure anti-Covid - che probabilmente ha contribuito a far circolare il virus.

La situazione negli altri uffici del Comune è ben diversa anche se è indubbio che il Covid abbia ripreso a circolare. «Complessivamente - dice l’assessore al Personale, Fabrizio Cigolot - su circa 750 dipendenti i casi di positività che ci sono stati comunicati sono poco più di una ventina di cui 13 concentrati nell’ufficio Anagrafe.

In generale la situazione non ha creato disservizi perché ci sono pochi casi. Al momento è previsto il lavoro a distanza solo per le persone fragili nei casi consentiti dalla legge che interessano una dozzina di persone».

Ai quali, come detto, si sono aggiunti i tre dipendenti dell’Anagrafe. «Considerato che a seguito del forte afflusso di pubblico registrato in occasione del referendum parecchio personale del servizio Demografico è stato contagiato dal Covid 19 e, tenuto conto della necessità di limitare l’ulteriore diffusione, salvaguardando l’offerta dei servizi essenziali alla cittadinanza, si ritiene opportuno collocare il personale in smart working», si legge infatti nella determina firmata dal responsabile dell’unità organizzativa, Pamela Mason.

Anche in città il numero di casi è in aumento. Ieri il numero dei positivi rilevato sul sito della Protezione civile, che raccoglie i dati comunicati dall’Azienda sanitaria, ha raggiunto quota 798. Rispetto al giorno prima quando i positivi erano 752 è stato quindi registrato un incremento di quasi 50 unità, ma è chiaro che i nuovi casi sono stati di più anche se è impossibile sapere quanti senza conoscere il numero dei guariti che non viene più indicato.

Per ritrovare un numero così elevato di contagiati bisogna risalire fino allo scorso 14 febbraio a dimostrazione del fatto che l’emergenza Covid non è certo finita anche se in proporzioni i ricoveri sono molti di meno. 

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