La Faber celebra 50 anni da leader nelle bombole a gas compresso

Dalla vertenza sui premi allo stop di Draghi all’intesa con i russi, domani la festa con i dipendenti

CIVIDALE. Fra tradizione e proiezione al futuro, con l’obiettivo di cercare possibili partner strategici per consolidare e far crescere ulteriormente l’azienda.

La Faber di Cividale, negli ultimi giorni al centro delle cronache prima per una vertenza con il personale, poi per lo stop della presidenza del Consiglio dei ministri a un progetto di cessione al colosso russo Rosatom, festeggerà domani, con tutti i dipendenti del Gruppo e le loro famiglie, il cinquantesimo dell’avvio della prima linea produttiva.


Era il 24 giugno 1972 quando il compianto ingegner Renzo Toffolutti e i suoi più stretti collaboratori inaugurarono lo stabilimento e introdussero sul mercato una bombola per gas ad alta pressione così avanguardistica da fare dell’industria, in breve tempo, una realtà leader nel settore. Conseguente l’ampliamento della fabbrica, con la realizzazione di altri capannoni a Villesse e a Castelfranco Veneto, mentre nella sede centrale – che oggi conta oltre 300 dipendenti – partivano nuove linee produttive, all’insegna di un costante processo innovativo, proseguito incessantemente negli anni e ora spinto, in primis, dalle sfide della transizione energetica.

«Trasporto e stoccaggio di biometano e idrogeno – sottolineano dall’azienda – rappresentano una delle principali opportunità di crescita per Faber, a livello globale. La società sta investendo molto per raggiungere il più alto livello tecnologico nei prodotti – nel rispetto degli standard in materia di ambiente e sicurezza – per mantenersi al passo con i tempi: questa filosofia comporta la necessità di una continua evoluzione del prodotto».

Di qui l’opportunità di cercare partner di peso «per consolidare il futuro dell’azienda e di tutte le persone che vi lavorano». Soci e management, sottolinea l’industria, sono peraltro concordi nel ritenere che la prospettiva di un’ulteriore crescita e rafforzamento non può e non deve prescindere dal ruolo centrale di Faber.

«L’operazione ripresa recentemente dai mezzi di comunicazione – si ribadisce – era stata studiata e sviluppata con grande discrezione in un percorso di molti mesi, prima del mutamento dello scenario geopolitico, ed era volta a rafforzare significativamente la fabbrica attraverso l’approvvigionamento competitivo delle materie prime, la messa a disposizione di ingenti capitali e un importante investimento tecnologico che la controparte si era impegnata a eseguire nei siti produttivi italiani del Gruppo».

Lo scoppio della guerra in Ucraina, però, ha cambiato drasticamente il quadro. «Faber – è l’assicurazione dei vertici – manterrà un dialogo costruttivo con le autorità locali, regionali e nazionali e sarà pronta a collaborare su ogni progetto comune, qualora se ne presentasse l’opportunità. Il percorso di sviluppo e di investimento continuerà, cercando le migliori opportunità». 


 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Giordania, cede la fune e un serbatoio di cloro cade sulla nave: la nuvola tossica uccide 10 persone

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi