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il lutto

Le parole dei colleghi: «Ci spronavi: ”Andiamo avanti”, ora ci lasci uniti»

Maurizio Cescon
2 minuti di lettura

 BELLUNO. Stavolta non è stato facile, nemmeno per i giornalisti, che fanno della comunicazione il loro mestiere. Perché troppa era l’emozione, troppo il dolore per la scomparsa del direttore del Messaggero Veneto e de Il Piccolo Omar Monestier.

Ma i colleghi non si sono sottratti. Davanti alla bara, in una chiesa assorta, ha parlato per primo il condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini, con una lettera rivolta a Sara, la moglie, e ai figli Benedetta, Tommaso, Giulio e Giovanni, mettendo in luce quello che negli anni era diventato un rapporto sempre più solido. «Parlo di Omar con voi – ha detto Mosanghini rivolto ai familiari –, la sua grande famiglia che tanto amava perché il suo ruolo di capofamiglia che tiene sotto controllo tutti lo manteneva anche con noi. Quando litigavamo, e trascorrendo molte ore con lui capitava, mi zittiva: “sei come un quinto figlio, fa come ti dico, si fa così”.

Lezioni le chiamava. Di vita, di giornalismo. Di capitudine, mi diceva, sceglieva lui. Vi ha protetti dalla sua vita frenetica, vi portava costantemente nei suoi pensieri e nel suo cuore. La nostra squadra del Messaggero Veneto è attonita, profondamente addolorata, commossa, incredula, ammutolita. Con te, Omar, aveva imparato a non avere paura delle sfide.

Ci lasci uniti e professionalmente forti perché questa era la tua tempra ed è diventata la tempra del Messaggero al quale hai voluto appartenere con il cuore da subito, dieci anni fa. Curioso di conoscerne la storia e gli aneddoti, immergendoti nella vita della nostra gente. Perché un giornalista – mi dicevi – deve vivere il posto che racconta, deve mescolarsi con la gente, deve stare in mezzo a tutti, dalla classe dirigente ai lettori che ci scrivono tutti i giorni.

Alla famiglia del Messaggero due anni fa avevi aggiunto anche quella del Piccolo, moltiplicando la dedizione per i tuoi giornali, impegnandoti a conoscere un’altra dimensione del Friuli Venezia Giulia, spendendoti con ogni forza per amalgamare due giornali e farli diventare un’altra unica famiglia con tanti figli. Ci hai insegnato tanto, tutto; ci hai incamminato verso nuovi orizzonti. E quando eravamo claudicanti incoraggiavi: andiamo avanti, sempre avanti. Andiamo avanti sì.

E con questi pensieri, andremo avanti con il rigore, la competenza e l’energia che ci hai trasmesso. Te lo prometto, a nome di tutti. Omar, è stato un privilegio conoscerti e viaggiare insieme. Grazie, ti voglio bene».

Quindi è stato il direttore dei quotidiani veneti del gruppo Gedi Fabrizio Brancoli a parlare. «C’è un torto che non dobbiamo farti - ha raccontato - . Non possiamo non imparare alcune cose precise da te, dal tuo modo di essere, di vivere. Provo a elencarle. Sorridi, sempre. Mostra il petto davanti al nemico. Guarda avanti. Riconosci la fondamentale importanza delle asole in un abito. Le asole sono importanti. Mangia bene. Se puoi, impara a fare il pane in casa e regalalo di tanto in tanto alle persone amiche. Il pane è importante, il pane è un simbolo. Prenditi cura di te. Non aver paura di cambiare. Va bene la provocazione, va bene l’anticonformismo ma, davvero, non è il caso di indossare calzini troppo colorati. Litiga, ma fai la pace. Considera tuo ogni territorio che ami e che ti interessa conoscere.

Esorta chi lavora con te e per te. Dai dai, su, forza, sveglia. Colpisci gli errori ma perdona le persone. Considera sempre la possibilità di fare il pastore di pecore nelle Isole Shetland o di produrre olio in Toscana. Difendi i tuoi colleghi. Compra scarpe eleganti. Scrivi in un buon italiano. Sii aperto ma proteggi la tua sfera interiore. Distribuisci torti e ragioni, premi e punizioni.

Sii sempre riconoscente verso i tuoi maestri e in ogni caso verso chi ti insegna qualcosa. Non dire “non ce la facciamo”. Mai. Dietro ogni persona c’è un abisso, tienilo presente prima di giudicare. Mangia un po’di frutta a metà del pomeriggio. Per esempio una mela. Soffri pure; ma poi reagisci. Non sei infallibile. Sappi chiedere scusa. Ama quello che fai, ama le esperienze, ama le persone. Battiti. Sempre. Se non impariamo almeno qualcuna di queste cose, se non riusciremo a vivere bene ora che vai via, noi ti tradiremo. Non dobbiamo farlo. Oggi piangiamo, ma poi basta. Ciao amico mio».

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