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L’intervento

«Mutilare l’autonomia? Inopportuno e irrispettoso»

Il presidente del Consiglio regionale sul ddl proposto dal senatore Menia: «Aggredire l’italianità differenziata dei territori di confine non è un segno di forza, ma di debolezza che non ci rappresenta»

Piero Mauro Zanin
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Piero Mauro Zanin è presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dal luglio 2018

 

UDINE. C’è anche l’intervento di Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale del Fvg tra le critiche, rigorosamente bipartisan, indirizzate al senatore Menia. Anche in questo caso il messaggio è chiaro: nessuno tocchi il friulano dalle scuole. Critiche che arrivano dai partiti di centrodestra così come quelli dell’opposizione che, in queste ore, stanno rispondendo alla proposta-provocazione di Roberto Menia che, con un disegno di legge, ha lanciato la sua battaglia in difesa dell’identità nazionale attraverso l’unità linguistica, chiedendo il riconoscimento in Costituzione dell’italiano come lingua ufficiale dello Stato. L’esponente di Fratelli d’Italia, eletto in Liguria, ha presentato un testo volto a inserire il sopracitato comma alla fine dell’articolo 12, quello che designa il tricolore come bandiera italiana. Sotto osservazione sono finiti pure gli idiomi minoritari. Non fa eccezione il friulano che, secondo il senatore triestino, può essere parlato ovunque ma non a scuola dove va insegnato l’italiano.

***

«Io mi sento e sono italiano». Parole e musica di Jannik Sinner, il 21enne astro nascente del tennis azzurro nato e cresciuto in Alto Adige, laddove ovunque si masticano e a scuola si insegnano, oltre all’italiano, il tedesco e l’autoctono ladino.

Italiano lingua ufficiale della nostra Repubblica? Nessun dubbio ed è giusto venga inserito nella Costituzione – prosegue Zanin –, dove già sono fortunatamente riconosciute e tutelate le lingue minoritarie delle popolazioni che, come nel caso della nostra straordinaria regione, parlano friulano, sloveno e tedesco, ma non solo.

Ha quindi ragione il senatore Menia quando le definisce “strumento per l’imposizione di un monolinguismo nella toponomastica che cancella l’Italiano”, spingendosi poi a pretendere di sbarrare la strada al friulano nelle scuole? Decisamente no. La sua presa di posizione è inopportuna sotto ogni punto di vista, irrispettosa com’è di un concetto di autonomia positiva e proattiva che passa necessariamente dalla valorizzazione delle identità locali. Anche perché, va ribadito, nulla tolgono e anzi aggiungono a quel sentirsi ed essere italiani senza se e senza ma. Aggredire l’italianità differenziata dei territori di confine, quindi, non è un segno di forza ma di debolezza che non ci rappresenta.

Si vorrebbe mutilare l’autonomia, la specialità di una regione che è frutto del suo multilinguismo, forse ritenendo ancora di dovere difendere confini nazionali come ai tempi della cortina di ferro, forse credendo erroneamente di ergersi a paladini di un’italianità da imporre con le esclusioni invece di favorirla ed esaltarla con le inclusioni, forse semplicemente sottovalutando l’importanza di credere nella forza identitaria dei territori quali motore di un Paese che è italiano in ogni estremità, in Sicilia come in Val d’Aosta, in Sardegna come in Friuli Venezia Giulia. E lo è anche in Alto Adige dove essere italiani significa riconoscere la pari centralità delle lingue tedesca e ladina in un’area dove la convivenza passa dalla reciproca accettazione e dal rispetto che, purtroppo, il senatore Menia non concede alle nostre minoranze linguistiche.

Il Friuli Venezia Giulia «è un territorio, una regione composita come poche altre in Europa. Il nostro impegno per renderla sempre più concretamente autonoma in funzione di una posizione geografica strategicamente unica, di una ricchezza fatta di diversità linguistiche e culturali, di un saper essere italiani e cittadini del mondo dovrebbe essere compreso e sostenuto da chi vi è nato e vissuto. Ma se il senatore Menia non vuole difendere un’identità che è dentro di noi, almeno non offenda i valori della “gente del fare”.

Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale

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