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Il caso in Fvg

Dalla Lega al Pd, critiche bipartisan sul disegno di legge di Menia: «Nessuno tocchi il friulano»

Tante le reazioni dopo le dichiarazioni del senatore di Fratelli d’Italia, dure anche Lega e Forza Italia: annunciata mozione alla Giunta perché prenda subito le distanze

Aggiornato alle 8 minuti di lettura

Da sinistra: Giuseppe Nicoli (capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale), la senatrice Tatjana Rojc (Pd) e il capogruppo del Patto per l'Autonomia, Massimo Moretuzzo

 

 

UDINE. Le critiche sono bipartisan e il messaggio è chiaro: nessuno tocchi il friulano dalle scuole. E arrivano dai partiti di centrodestra così come quelli dell’opposizione che, in queste ore, stanno rispondendo alla proposta-provocazione di Roberto Menia che, con un disegno di legge, ha lanciato la sua battaglia in difesa dell’identità nazionale attraverso l’unità linguistica, chiedendo il riconoscimento in Costituzione dell’italiano come lingua ufficiale dello Stato.

Il senatore, eletto in Liguria, ha presentato un testo volto a inserire il sopracitato comma alla fine dell’articolo 12, quello che designa il tricolore come bandiera italiana. Sotto osservazione sono finiti pure gli idiomi minoritari. Non fa eccezione il friulano che, secondo il senatore triestino, può essere parlato ovunque ma non a scuola dove va insegnato l’italiano. 

La reazione del sottosegretario Savino

«Tutelare e garantire le minoranze linguistiche, come salvaguardare i dialetti e le lingue locali, non rappresentano certo un pericolo all’unità nazionale o al riconoscimento dell’italiano come lingua ufficiale della nostra Repubblica. Non confonderei mai i due piani, perché questo vorrebbe dire fare un salto indietro di decenni».

Lo afferma in una nota Sandra Savino, sottosegretario di Stato al ministero dell’Economia e delle Finanze, commentando l’iniziativa del senatore Menia. «Il nostro è un Paese che si caratterizza - ha aggiunto l’esponente triestina in quota Forza Italia - anche per la capacità che ha avuto, negli anni, di favorire un processo di integrazione tra culture differenti. E per fortuna, grazie alla lungimiranza dei padri costituenti, la nostra Costituzione tiene ben conto, tra i suoi principi fondamentali, della tutela delle minoranze linguistiche. Proprio grazie alle loro specificità territoriali regioni come il Friuli Venezia Giulia hanno ottenuto una particolare autonomia speciale. Un valore che va difeso, per gli ottimi risultati che nella nostra regione abbiamo raggiunto in questi anni e che per nulla mina le basi della nostra identità nazionale».

La reazione di Forza Italia

«Nessuna nostalgia per i nazionalismi novecenteschi. La valorizzazione delle peculiarità culturali costituisce un aspetto irrinunciabile per il Friuli Venezia Giulia, Regione orgogliosamente autonoma. Quelle di Roberto Menia, parlamentare eletto in Liguria, sono parole fuori dal tempo».

Lo afferma in una nota il capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale del Fvg, Giuseppe Nicoli, ponendo l’accento sulla necessità di «promuovere le specificità territoriali, che arricchiscono i giovani nel loro percorso di crescita e maturazione anche a scuola. Non è ammissibile che qualcuno pensi di soffocare la nostra specialità a colpi di slogan nazionalistici. L’obiettivo è tendere verso un’Europa delle Regioni e questo percorso non può prescindere da una consapevolezza piena delle proprie radici e della propria identità».

La pandemia e la guerra, aggiunge l’esponente forzista, hanno riportato nel cuore dell’Europa antiche paure. Il pericolo cinese, a lungo latente e forse sottovalutato, si è palesato sotto forme diverse e molto impattanti. Il 2022 ha riportato la guerra nel nostro continente. Abbiamo il dovere di diffondere una cultura di coesione per dare sostanza al concetto di Europa delle Regioni e, cedere a derive nazionalistiche, significa mettere in discussioni conquiste culturali, storiche e geopolitiche preziose e irrinunciabili. Questa è una Regione a statuto speciale, nella quale le minoranze linguistiche e gli idiomi locali - conclude Nicoli - rappresentano un tratto distintivo di cui andare orgogliosi. Pericoloso e avvilente che qualcuno pensi di annientare le specificità».

La reazione della Lega

Non si è fatta attendere anche la replica del senatore e coordinatore regionale Lega, Marco Dreosto. «Nessuno tocchi il Friulano. Vorrei ricordare come le lingue minoritarie trovino la propria tutela nell’art. 6 della Costituzione italiana. La tutela e la promozione delle stesse, non solo è un diritto costituzionalmente garantito, ma è un fattore portante nelle società dove queste vengono parlate. Il Friulano ad esempio non può essere ridotto a sola lingua ma deve essere considerato uno strumento rinsaldante del popolo friulano, un elemento di unione per i tanti friulani all’estero e per la valorizzazione di quelle qualità umane e lavorative che hanno distinto il Friuli in Italia e nel mondo».

Necessario, secondo Dreosto, è inoltre «mettere in atto - e non boicottare - tutte quelle azioni volte a salvaguardare e tramandare l’identità del popolo friulano permettendo e dando gli strumenti ai nostri giovani - anche attraverso l’insegnamento nelle scuole - di continuare a parlare in friulano per trasmettere quei valori e tradizioni tramandate dai nostri nonni e genitori. Con l’istituzione di una legge speciale per la celebrazione della ricorrenza della fondazione del Patriarcato di Aquileia (3 aprile 1077), la Regione Friuli Venezia Giulia si pone l'obiettivo di mantenere salda l'identità del popolo friulano e della sua lingua. Una specialità che accresce - e non diminuisce - il patrimonio culturale, linguistico e identitario della nostra Regione. Per cui, in linea con le politiche regionali, ben vengano allora anche più - e non meno - tutele e una maggiore promozione - anche nelle scuole come da art. 4 della L. 482/1999 - della nostra lingua friulana della quale siamo particolarmente orgogliosi e fieri».

La reazione di Patto per l’Autonomia

«Le gravissime dichiarazioni del senatore triestino Roberto Menia non devono stupire, fanno parte dell’ideologia nazionalista e sovranista che ha caratterizzato la recente campagna elettorale del centro-destra e i primi mesi del Governo Meloni, in cui la retorica dell’interesse nazionale e dell’identità italianissima è stata una costante. Si scopre così il loro vero volto».

Parole dure quelle usate dal capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, dopo le dichiarazioni del senatore di Fratelli d’Italia, Roberto Menia, per il quale il friulano e le altre lingue “minorizzate” non vanno insegnate a scuola, lanciando la sua battaglia in difesa della “identità nazionale” attraverso l’unità linguistica che passa, secondo l’esponente patriota, per l’uso dell’italiano, “lingua ufficiale dello Stato”. «Siamo di fronte a un fatto gravissimo», continua Moretuzzo, annunciando la presentazione di una mozione del gruppo consiliare per chiedere che la giunta Fedriga prenda immediatamente le distanze dalle dichiarazioni di Menia.

«Ricordo al senatore di Fratelli d’Italia che l’insegnamento della lingua friulana è previsto dall’art. 4 della legge statale 482/99 (“Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”), che dà attuazione all’art. 6 della Costituzione italiana, e confermato dalla legge regionale 29/2007 (“Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana”), che ne disciplina l’applicazione con un regolamento attuativo. Dunque, gli istituti sono tenuti a garantire l’insegnamento della lingua friulana agli alunni delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado quando le famiglie – quasi 30 mila secondo gli ultimi dati, pari all’80% del totale – ne fanno richiesta per le loro figlie e figli. Come è possibile che Menia legittimi a non dare attuazione alla normativa vigente?. Ma soprattutto Menia dimentica – o ignora – che l’insegnamento della lingua friulana è elemento costitutivo e qualificante del percorso educativo, poiché garantisce a bambini e ragazzi tutti i vantaggi di un’educazione plurilingue e di una formazione che conduce alla creazione di una cittadinanza europea attiva e consapevole», sottolinea il capogruppo del Patto per l’Autonomia.

«Come evidenziano gli esperti, la tutela della lingua friulana e il suo uso, insegnamento e apprendimento diventano per chi vive in Friuli un valore, un diritto e un’opportunità: formativa (l’apprendimento di più lingue aiuta l’apprendimento di altre lingue e di tutte le materie), educativa (la consapevolezza della diversità linguistica e culturale nel contesto locale, regionale e mondiale) e civica (il diritto alla lingua, il diritto alle lingue, la cittadinanza plurilingue e multiculturale)».

Moretuzzo ricorda inoltre a Menia che «autonomia e specialità del Friuli-Venezia Giulia trovano fondamento proprio nella presenza delle minoranze linguistiche e nella loro tutela – conclude il capogruppo del Patto per l’Autonomia –. O il senatore pensa che pure quelle siano superflue?. Ci chiediamo infine cosa ne pensino delle dichiarazioni del senatore di Fratelli d’Italia i suoi colleghi di partito in Consiglio regionale e se il presidente Fedriga condivida le posizioni espresse da un suo alleato nella coalizione di centro-destra. Crediamo che il Consiglio Regionale debba prendere immediatamente posizione su questo tema e presenteremo una mozione in tal senso».

La reazione del Partito democratico

Moretuzzo non è stato certo il solo a replicare alle dichiarazioni di Menia. A rispondere al senatore di Fratelli d’Italia è anche la senatrice Tatjana Rojc (Pd), esponente della minoranza slovena in Friuli Venezia Giulia, critica in merito al disegno di legge costituzionale a firma Roberto Menia che modifica l'articolo 12 della Costituzione aggiungendo un comma che definisce l’italiano “lingua ufficiale della Repubblica” precisando che “tutti i cittadini hanno il dovere di conoscerla e il diritto di usarla”.«La proposta di legge è inquinata alle radici da un pregiudizio discriminatorio nei confronti delle lingue minoritarie e quindi delle stesse minoranze, altrimenti nessuno si potrebbe opporre a inserire la lingua di Dante nella Costituzione italiana. Il senatore Menia non vuole statuire il dato di fatto che l’italiano è la lingua ufficiale del nostro Paese, vuole alzare steccati contro un inesistente attacco delle lingue minoritarie, parlate da piccolissime percentuali di cittadini e proprio per questo da difendere”. 

La senatrice dem richiama «le tutele della legge 482/1999 e la Carta europea lingue minoritarie e regionali» e considera «rivelatore il riferimento al nostro confine orientale, dove Menia rispolvera il ‘pericolo slavo’. Ma non siamo più nel Novecento e – conclude Rojc -, io stessa non potrei sopportare di sentirmi definire ‘alloglotta’ come in certi tempi passati».

Sul caso Menia arrivano anche le dichiarazioni del consigliere regionale dem Cristiano Shaurli. «Meglio se Menia si occupa del ponente ligure dov’è stato eletto. In Friuli Venezia Giulia non ci servono le sue ammuffite crociate contro le lingue minoritarie o minorizzate. Penso neanche a Zaia e ai 18 deputati della Lega che hanno appena presentato un progetto di legge per aggiungere il veneto tra le lingue storiche tutelate dalla legge 482/99, Fedriga chiarisca se è quella di Menia l’autonomia e il futuro che ha in mente per la nostra Regione».

Shaurli commenta poi, nello specifico, il ddl del senatore Roberto Menia, che chiede di inserire in Costituzione la lingua italiana ponendo paletti alle lingue minoritarie: «Si comincia dai triti luoghi comuni dicendo che le lingue minorizzate basta parlarle a casa o nelle osterie, si passa al fastidio verso i cartelli stradali bilingui e si finisce vietando di usarle dalle Istituzioni fino alle funzioni religiose. Cupa storia già vista dalle vallate del Natisone passando per il Friuli fino a Trieste».
«Per fortuna nostra e sfortuna di Menia e Fratelli d’Italia – continua Shaurli - siamo in Europa le lingue minorizzate sono tutelate ovunque, sono considerate un valore aggiunto e non un panda da difendere. Proprio in questi giorni si è tenuto ‘Suns’, il festival della musica in lingua minorizzata che per una volta pone Udine e il Friuli al centro dell’attenzione europea sulla crescita e promozione moderna di queste lingue».

La lingua friulana, «riconosciuta e tutelata dalla Costituzione e dalla legge ordinaria come lingua minoritaria, rappresenta anche attraverso il suo insegnamento nelle scuole un'apertura verso l'apprendimento generale dei nostri ragazzi e ragazze, in una visione multiculturale e di confronto e integrazione. Menia, con la sua proposta si oppone proprio a questa visione ed è bene che il presidente Fedriga, come massimo rappresentante della comunità regionale, insieme ai suoi assessori Roberti e Rosolen, prenda una posizione netta e chiara a tutela di tutte le lingue minoritarie».

Sono le parole del consigliere regionale Franco Iacop (Pd) commentando le dichiarazioni del senatore di Fdi, Roberto Menia secondo il quale non serve insegnare il friulano nelle scuole.

A Iacop si unisce anche il capogruppo del Pd, Diego Moretti, secondo il quale «le dichiarazioni del senatore Menia fanno tornare indietro di decenni il Fvg, una regione, la nostra, che è sempre stata avanti, pur nell'orgoglio delle proprie pluralità, verso culture nuove e diverse».

Secondo Iacop, «l'onorevole Menia, seppure non eletto in Fvg, rappresenta comunque questa regione e con le sue dichiarazioni dimostra di avere una visione a “senso unico” e un utilizzo utilitaristico dei principi della Costituzione. La Costituzione sancisce la tutela delle minoranze linguistiche nel nostro Paese prevedendo una tutela non solo della cultura e della lingua nazionale, così come di quelle minoritarie di cui il friulano è una delle più parlate in termini di popolazione».

E ancora, commenta Iacop, «questo dovrebbe già di per se far comprendere quanto siano fuori luogo e preoccupanti le valutazioni che fa in merito all'insegnamento della lingua friulana nelle scuole. Tra l'altro, proprio in occasione dell'ultima conferenza regionale sulle lingue minoritarie è stato rafforzato, da parte dell'Arlef e alla presenza dell'assessore Roberti, l'impegno per l'insegnamento nelle scuole del friulano, anche attraverso la diffusione di nuovi e più efficaci strumenti di supporto alla didattica».

Infine, conclude Iacop, «va ricordato, a Menia per primo, che l'insegnamento della lingua friulana viene richiesto dalla stragrande maggioranza dei cittadini della nostra regione, per i propri figli ed è considerato non una limitazione culturale, bensì un accrescimento delle conoscenze e un'apertura verso l'apprendimento generale dei propri figli, in una visione multiculturale e di confronto e integrazione. Concetti ai quali Menia pare proprio si opponga».

E’ bastato aspettare «qualche settimana e riecco la destra centralista, nazionalista e reazionaria. Chi vuole relegare al focolare domestico la lingua friulana e perfino quella slovena deliberatamente ignora l'importanza della diversità sul piano della democrazia, oltre che dal punto di vista culturale. E poi una società plurale dal punto di vista linguistico è un volano anche per l’economia. I friulani, gli sloveni e anche i germanofoni del Friuli Venezia Giulia non possono sottovalutare le parole del senatore Menia, che sono un vero e proprio attacco all’identità e al pluralismo». Fortemente critico anche l’intervento del segretario del Pd provinciale di Udine, Roberto Pascolat, in merito alle implicazioni del ddl del senatore Roberto Menia sulla lingua italiana in Costituzione. «Altri esponenti della destra al governo in Regione vorranno minimizzare o suggeriranno di far passare la proposta del senatore Menia come posizione personale ma – ammonisce Pascolat - non bisogna farsi ingannare: questo è uno squarcio di verità da ricordare bene ai prossimi appuntamenti elettorali».

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