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le indagini

Morte Rebellin: ecco come è stato incastrato il camionista che ha ucciso il campione

Decisive le immagini di una videocamera di sorveglianza e le testimonianze raccolte sul posto della tragedia. Le indagini della Procura di Vicenza

1 minuto di lettura
(ansa)

E' stato individuato e fermato in Germania il camionista tedesco che mercoledì aveva investito e ucciso l’ex campione di ciclismo Davide Rebellin mentre si allenava in bicicletta, a Montebello Vicentino.

La Procura della Repubblica di Vicenza ha ricostruito come si sono svolte le indagini per arrivare all’individuazione dell’uomo, che non si era fermato dopo l’incidente mortale.

Decisive, ricostruisce la Tribuna di Treviso, in principio sono state le immagini riprese da una videocamera di sorveglianza di un negozio, nei pressi del luogo dell’investimento, che avevano consentito di appurare che la targa dell’automezzo, di marca Volvo, era tedesca.

Alcuni testimoni avevano poi raccontato ai carabinieri che il conducente del mezzo pesante era sceso dalla cabina, si era avvicinato al ciclista a terra e poi era risalito a bordo, scappando. Alcuni presenti sul posto erano però riusciti a fotografarlo.

Gli accertamenti, svolti in collaborazione con l'Agenzia delle Entrate e il Centro di cooperazione delle Polizia di Italia, Austria e Slovenia di Thorl-Maglern, hanno consentito di accertare che il mezzo era di proprietà di un'impresa di spedizioni tedesca, con sede a Recke (Renania Settentrionale - Westfalia, Germania) e che l'autista era giunto in Italia lo stesso giorno - il 30 novembre - per carichi di merce eseguiti in un'impresa di spedizioni internazionale con sede nell'Interporto di Verona.

Gli accertamenti nella società veronese, con acquisizione di copia della carta d'identità confrontata con le foto scattate sul luogo del sinistro, hanno consentito con certezza di identificare il conducente del mezzo: un tedesco di 62 anni, fratello del titolare dell'impresa di trasporti tedesca intestataria dell'autoarticolato.

L'organo di polizia tedesca di Steinfurt, in contatto con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, ha riferito nel tardo pomeriggio di giovedì che l'autista del mezzo aveva fatto ritorno in Germania.

Dal certificato penale del conducente dell'autoarticolato, nei cui confronti si procede per il reati di omicidio stradale e fuga del conducente in caso di omicidio stradale, risulta una sentenza di applicazione della pena emessa dal Tribunale di Foggia nell'anno 2001 per il reato di "violazione dell'obbligo di fermarsi in caso di incidente con danno alle persone".

La pena era stata successivamente dichiarata estinta per decorso del tempo. Nel 2014, sempre a lui, risulta sia stata ritirata la patente di guida da parte della Polizia Stradale di Chieti, per guida in stato di ebbrezza. Sono in corso da parte della Procura di Vicenza i necessari approfondimenti per l'esatta ricostruzione della dinamica e le ulteriori azioni da compiere nei confronti del camionista.

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