Il bunker che fu l'avamposto della Cortina di ferro

Una linea invisibile fra i boschi di frassini nella valle dell’Alberone. Eugenio e Adriana, pensionati friulani, sono i proprietari e gli amorevoli custodi delle “Termopili friulane”, il limes che separava il mondo capitalista da quello comunista nella stretta di ponte San Quirino, dove i cividalesi per decenni hanno presidiato un grande sistema che cercava di rendere più robusti i confini nord-orientali contro le invasioni, settore della cortina di ferro di cui ignoravano l’esistenza. Lì era fissato l’ultimo presidio contro l’avanzata delle forze del patto di Varsavia. I segreti di quei decenni di guerra fredda in pieno boom economico che infiammava il resto dell’Italia, mentre il nord-est galleggiava in una sorta di limbo militarizzato, sono custoditi nel bunker di Purgessimo, noto come “l’opera in galleria”. Una struttura unica, l’ultima ad essere abbandonata dai militari dopo il crollo dell’Urss. Naturalmente strategica, faceva parte del Vallum alpinum Juliarum, il grande sistema difensivo dei confini nord-orientali dell’Italia romana, contro le invasioni da Oriente. Fu sfruttata e ampliata durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, ma fu a partire dagli anni Cinquanta, con i fondi della Nato, che si ramificò per oltre 150 metri sotto alla collina e divenne l’estrema difesa dal blocco comunista.

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