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la sfida a verona

Il futuro di Cioffi è nelle mani dell’Udinese: se non vince lunedì la sua panchina salta

Scherzi del destino: proprio contro la squadra che è stata sua fino a maggio il tecnico del Verona si gioca la conferma

Massimo Meroi
1 minuto di lettura

Come chiamarlo se non scherzo del destino? Gabriele Cioffi, che in estate ha deciso di non accettare l’offerta, economicamente bassina, dell’Udinese per accasarsi al Verona (biennale da 500 mila euro più bonus), si ritrova a giocarsi il posto in panchina all’ottava giornata proprio contro la sua ex squadra. Già. Se le voci di un suo possibile esonero cominciate a circolare dopo la sconfitta in Coppa Italia per mano del Bari (1-4) erano prive di fondamento, adesso sembra che siamo proprio al redde rationem per Cioffi. Il presidente Setti, suo principale estimatore, ha ricevuto pressioni per esonerarlo durante la sosta, ma ha voluto dargli un’ultima occasione, quella con l’Udinese, appunto.

Cioffi ha avuto un inizio di stagione difficile: cinque punti in sette gare sono pochi, vero, ma la squadra è stata sconquassata dalle operazioni di mercato (sono partiti Barak, Simeone e Caprari, ovvero l’intero attacco titolare) e le partite in cui era obbligato a fare punti (gli scontri diretti con Bologna, Empoli e Sampdoria) non le ha sbagliate. Le ultime due trasferte con Lazio e Fiorentina, sono finite in fotocopia: 2-0, qualche rimpianto e zero punti. A Verona il clima è abbastanza pesante, la curva ha messo nel mirino il presidente Setti, ma come sempre il primo a pagare è l’allenatore. Cioffi lo sa benissimo che per restare al suo posto deve battere l’Udinese, quell’Udinese che fino a pochi mesi fa lui stesso aveva guidato a una onorevole posizione di classifica (dodicesimo posto con 47 punti) e che lunedì sera affronterà con undici lunghezze di ritardo. Già, a posteriori la sua scelta di trasferirsi dal Friuli in Veneto si sta rivelando infelice: ironizzare sulla sua decisione adesso è fin troppo facile, bisognava parlare subito come fece per esempio Zaccheroni («io al posto di Cioffi non lascerei Udine per Verona», disse in una intervista al Messaggero Veneto). I suoi detrattori lo hanno accusato di tradimento, di aver fatto una scelta esclusivamente economica, ma le cose non sono andate esattamente così. Al primo incontro per il rinnovo del contratto Cioffi era rimasto deluso dall’offerta di Gino Pozzo (annuale da 300 mila euro, lo stesso ingaggio poi accettato da Sottil) ma non aveva ancora un accordo con il Verona.

Quisquilie, il passato non conta. Quello che è certo è che da quel divorzio è nata l’Udinese che oggi occupa il secondo posto in classifica a una sola lunghezza dalla coppia Atalanta-Napoli e che vuole continuare a correre anche al Bentegodi. Nessuno lo ammetterà mai, ma lo sanno anche i sassi che per la dirigenza bianconera questo derby vale doppio e non solo per la classifica: essere la causa dell’esonero di Cioffi avrebbe per i Pozzo il sapore di una dolce vendetta.

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