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Confcommercio sfida il governo: «Pronti anche ad azioni eclatanti»

Fisco in Fvg, la protesta s’infiamma

Dopo l’avvio della raccolta di firme le categorie alzano il tono della polemica La Lega incalza il governatore e Pegorer chiede un tavolo di concertazione

UDINE. La protesta contro gli studi di settore (cioè il sistema fiscale predefinito) si allarga nel Nordest. E dopo la raccolta di firme, le categorie si dicono ora pronte a forme di protesta anche eclatanti. «C’è chi fa mutui per pagare le tasse» osserva Alberto Marchiori leader dei commercianti, nel giorno in cui il Fvg ha aderito all’iniziativa di Veneto e Trentino Alto Adige che contesta i nuovi parametri imposti dal viceministro Vincenzo Visco. «Anche noi abbiamo aderito - conferma il presidente di Confcommercio Friuli Vg, Alberto Marchiori - a questa iniziativa lodevole partita da Padova, per dare un segnale forte a questo governo. Speriamo di poterci fermare qui e non essere costretti ad adottare forme di protesta più eclatanti. Visco poteva fare il ministro nell’Unione Sovietica, invece in Italia abbiamo leggi che non esistono più, copiate da una nazione che non esiste più». I presidenti di Confcommercio di Friuli Vg, Veneto e Trentino Alto Adige si sono riuniti ieri nella sede di Confcommercio Verona per illustrare l’iniziativa. «Con questa iniziativa congiunta delle tre Unioni Regionali delle Confcommercio il Nordest vuole dare un segnale forte - ha commentato ancora Marchiori -. Stiamo raccogliendo le firme anche in Friuli, ma se la risposta del Governo sarà tiepida non escludiamo azioni di protesta clamorose. Chiediamo innanzitutto che venga invertito l’onere della prova, cioè che il contribuente venga ritenuto in regola fino a prova contraria. Gli imprenditori del Friuli Venezia Giulia sono amareggiati e arrabbiati: non si accontenteranno di un ammorbidimento dei nuovi studi di settore. Sono molti i casi in cui i nostri associati devono ricorrere ai mutui per poter pagare le tasse perché hanno effettuato investimenti per migliorare le loro aziende e ora si trovano, con carattere retroattivo, batoste incredibili da pagare al fisco, tra capo e collo. Così facendo - ha concluso Marchiori - si spingono le imprese verso il sommerso». Intanto i consiglieri regionali della Lega nord Maurizio Franz, Alessandra Guerra, Fulvio Follegot e Claudio Violino hanno presentato un’interrogazione dal tema: «Dal Governo studi di settore folli per le imprese del Fvg: il presidente Illy cosa fa?». I consiglieri regionali della Lega interrogano il presidente della Giunta e l’assessore competente per sapere «quali azioni concrete intenda intraprendere presso il Governo nazionale al fine di rappresentare la netta contrarietà della Regione nei confronti di queste misure dannose per l’economia e la sopravvivenza delle nostre imprese, chiedendo di rimediare al grave errore commesso in fase di rielaborazione degli studi di settore». Dal centrosinistra, il senatore dell’Ulivo Carlo Pegorer spiega che «in commissione al Senato abbiamo approvato un ordine del giorno sui temi di studi di settore con il quale sostanzialmente chiediamo che il Governo si faccia carico, da un lato, di assumere uno stato di disagio e di protesta che va crescendo nella nostra regione nei lavoratori autonomi; dall’altro, in conseguenza anche del protocollo siglato con le categorie interessate, di procedere al piú presto a ristabilire un luogo di concertazione». Pegorer ha chiesto inoltre al governo «di rivedere le decisioni assunte con il decreto del marzo scorso e di considerare il nuovo parametro - l’Indice di normalità economica - come sperimentale, trattandosi di uno strumento al momento tutto da verificare e che sta creando forti disagi nelle categorie». Pegorer ha dunque esortato «a riprendere al piú presto la concertazione» e a meglio assestare l’indice di normalità
economica. Infine, da segnalare che secondo la Cgil, gli imprenditori del Nordest sono i più poveri d’Italia e con redditi inferiori a quelli del lavoro dipendente: artigiani, commercianti, professionisti e imprenditori del Nordest per il 50% dichiarano al fisco redditi sotto i 15.000 euro annui.

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