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Riapre dopo più di 20 anni il museo di Storia naturale di Udine

Sabato saranno inaugurati la biblioteca, la sezione didattica e una sala espositiva. L’assessore: «I lavori per il secondo lotto partiranno entro la fine dell’anno»

UDINE. Sabato il museo Friulano di Storia Naturale svelerà i locali della nuova sede in via Sabbadini 32. Alle 11 si inaugureranno la biblioteca, la sezione didattica e un padiglione espositivo, primi risultati dei lavori di recupero dell’ex macello che in futuro ospiterà le intere collezioni del Museo.

Al taglio del nastro saranno presenti il sindaco Furio Honsell, l’assessore alla Cultura Federico Pirone, l’assessore ai Lavori pubblici Pierenrico Scalettaris, e il comitato Amici del museo. I cittadini potranno quindi visitare la sezione didattica, la biblioteca e il primo padiglione espositivo, che con gli archivi e gli uffici compongono il primo nucleo del Museo.

Nell’occasione inoltre ai visitatori saranno illustrati i prossimi passi di completamento della nuova sede dello spazio espositivo. Al momento è stata completata la biblioteca a scaffale aperto, che raccoglierà pubblicazioni di carattere scientifico e storico inerenti alla storia friulana, e anche un piccolo luogo di ristoro.

Altre tre stanze sono invece dedicate alla didattica, con aree pensate per ospitare le scuole nelle attività di laboratorio e gioco-studio. Infine, ci sarà anche un padiglione nel quale i visitatori potranno avere un “assaggio” delle collezioni che saranno trasferite nell’ex macello.

«Finalmente, il museo Friulano di Storia naturale può aprire alla città le sue prime aree - spiega il sindaco di Udine Furio Honsell - terminando così il suo periodo di “nomadismo”, che durava ormai da oltre 20 anni».

«Siamo molto contenti che il museo Friulano di Storia naturale abbia finalmente una casa - è il commento dell’assessore alla Cultura, Federico Pirone -. È diventato realtà ciò che, fino a qualche anno fa, sembrava una chimera.

La città di Udine e la comunità del Friuli, quando lavorano in maniera unitaria e con determinazione, sono in grado di raggiungere ogni tipo di obiettivo». Soddisfazione anche da parte dell’assessore ai Lavori pubblici, Pierenrico Scalettaris: «Con questa inaugurazione completiamo l’iter per il primo lotto del complesso dell’ex macello - sottolinea Scalettaris -. La gara per il secondo, e ancora più consistente, lotto, è in pieno svolgimento ed entro il mese di febbraio avremo il nome dei professionisti che si saranno aggiudicati l’incarico per la progettazione.

Una volta redatto il progetto procederemo con la gara per i lavori che contiamo possano partire entro fine anno. Con la riqualificazione della zona tra l’ex frigo e piazzale Cella dove oggi sorge un parcheggio non regolamentato, riqualificazione prevista con tempi analoghi, riusciremo finalmente a dare un volto nuovo a una zona della città in forte espansione».

Le collezioni che presto verranno ospitate nel futuro Museo costituiscono uno strumento fondamentale per l’attività di ricerca e la divulgazione delle biodiversità, della lunga storia geologica, della ricchezza della documentazione fossile e delle testimonianze della cultura umana presenti sul territorio friulano.

Un patrimonio che offre la possibilità di trattare i grandi temi della Natura come l’evoluzione, i rapporti fra gli esseri viventi e la sostenibilità. I reperti del museo Friulano di Storia Naturale diventano quindi un potente mezzo di comunicazione al servizio della comunità. Curiosità, interazione e i più moderni strumenti espositivi guideranno il visitatore in un viaggio lungo quasi 500 milioni di anni.

Il progetto del Museo vede una superficie di 1.800 metri quadrati destinati a sale espositive permanenti e temporanee, 650 dedicati alle attività ludico-didattiche e science center e 10 mila di parco. Il Museo custodirà 54 mila titoli nella biblioteca specializzata, 98 mila reperti fossili, 13 mila minerali e rocce, 245 mila reperti paletnologici, 600 mila reperti zoologici e 158 mila reperti botanici.

Tra questi, numerosi sono i “tesori” custoditi, un vero scrigno di biodiversità: dai reperti zoologici di valore storico, come la testa dell’elefante ucciso da Italo Balbo, ai numerosi “tipi”, ovvero gli esemplari sulla base dei quali vengono istituite specie o altri taxa (raggruppamento di organismi) nuovi. Tra le “perle” paleontologiche ecco i rettili del Triassico superiore di Preone (fra i quali i più antichi rettili volanti conosciuti) le flore del

Carbonifero o le ammoniti del Ladinico.

Il Museo ospiterà poi importanti reperti preistorici come le statuine del Neolitico di Sammardenchia o la sepoltura di Piancada, nonché botanici come i quali l’Erbario Gortani e persino un Erbario pre-Linneano. (g.z.)

 

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