L'oggetto

Nelle mani del termostato smart

Consumi intelligenti, abbattimento della spesa per la bolletta di circa il 20 per cento e quadro della qualità dell’aria con la quantità di polveri sottili, ozono, biossido di zolfo, monossido di carbonio. E un progetto sperimentale che usa l’intelligenza artificiale per privilegiare le forniture dalle rinnovabili. A colloquio con il fondatore della tedesca Tado, l'unica nel suo campo che dà filo da torcere alla Silicon Valley 
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Sono arrivati prima della Silicon Valley, quando il mondo dell’Internet delle cose, o  Internet of things (Iot) che dir si voglia, era all’inizio. Mentre nel 2010 la Nest dell’ex Apple Tony Fadell nasceva, due ragazzini tedeschi di Monaco stavano già lavorando a uno dei primi termostati connessi europei con la loro piccolissima compagnia che oggi porta il nome di Tado. Dopo dieci anni pieni di ostacoli, con l’azienda che ad un tratto era rimasta con fondi sufficienti per appena due mesi di vita, Johannes Schwarz e Christian Deilmann festeggiano il milione di apparecchi installati, connessi al web e controllabili con una app.

"Pensavamo alle abitazioni, 200 milioni in Europa e a quanto si sarebbe potuto risparmiare in termini di consumi energetici se solo avessimo collegato alla Rete le caldaie per regolarne il funzionamento", racconta Deilmann, 36 anni, una laurea in ingegneria energetica ora alla guida di Tado.

I risparmi in termini di consumi, potendo regolare il termostato smart non a fasce orarie ma solo quando davvero serve, si aggirano attorno al 22 per cento in media. Questo significa, su una spesa annua di circa 730 euro, avere in tasca 160 euro. Fin qui le linee generali che valgono per tutti i termostati smart, dal più semplice come quello della francese Netatmo, a quelli più complessi come i Nest e gli stessi Tado. La casa tedesca, oltre all’accesso tradizionale via app da smartphone dove vengono conservate le statistiche sui consumi, è stata la prima ad aggiungere la geolocalizzazione.  In pratica il sistema, basandosi sul gps del telefono, sa quando stiamo uscendo o rientrando a casa e, aggiungendo una valvola termica al termosifone, si può anche avere un quadro della qualità dell’aria con in dettaglio la quantità di polveri sottili, ozono, biossido di zolfo, monossido di carbonio, biossido di azoto.    

"Dopo l’università ho lavorato per diverse compagnie e in una in particolare mi occupavo dei sistemi di climatizzazione di grandi edifici", continua Christian Deilmann. "Circa un terzo dei consumi energetici nel mondo servono per riscaldarli o raffreddarli ed è molto più di quel che consumano i trasporti. Nella maggior parte dei casi un tale assorbimento è gestito da apparecchi datati e inefficienti, specie quelli centralizzati. Dieci anni fa a me e Johannes ci è sembrato evidente che questo fosse un settore nel quale si poteva fare molto, molto meglio".

E si può continuare a farlo visti i tassi di penetrazione ancora bassi dei termostati intelligenti. L’Olanda, il più avanzato, ha il 20% delle case con apparecchi di climatizzazione smart. Segue l’Inghilterra. L’Italia, la Francia e la Germania sono all’otto. Gli altri non superano i tre punti percentuali.  

Nel frattempo la Tado in Inghilterra sta sperimentando un nuovo sistema con la Octopus Energy che non solo regola il riscaldamento in base all’abitudine degli inquilini, grazie al termostato connesso, ma che incamera l’energia necessaria, gas o elettricità, per riscaldare l’acqua o i caloriferi in base alle fasce orarie più convenienti e alle previsioni meteorologiche che possono far mutare le condizioni del tempo determinando la disponibilità di energia da fonti rinnovabili come il solare o l’eolico. "Si riesce così a risparmiare un ulteriore dieci per cento", conclude Deilmann sorridendo. La sua azienda ha appena concluso un accordo con Eni e sa di essere in un mercato che non può far altro che crescere.