Long Covid meno probabile se ci si infetta dopo il vaccino

(ansa)
Il contagio può avvenire anche dopo due dosi, ma il vaccino contribuisce sia a una ridotta trasmissione virale sia ad un minor impatto delle conseguenze dovute alla malattia
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Gli addetti ai lavori le chiamano “breakthrough infections”, le infezioni da Sars-Cov-2 negli individui completamente vaccinati. Un fenomeno raro, ma possibile. Ciò non significa però che la vaccinazione non sia servita. Tutt’altro. Covid-19, quando si sviluppa in questi individui, spesso non crea danni e l’infezione risulta blanda o asintomatica. Non solo, in queste persone le probabilità di andare incontro ai danni da long-Covid sono estremamente inferiori rispetto ai non vaccinati. A mettere nero su bianco questi risultati sono diversi studi, ultimo in ordine di tempo uno da poco pubblicato su SSRN, i pre-print della rivista The Lancet

Che la vaccinazione contro Sars-Cov-2 abbia portato ad un deciso controllo della malattia è un dato di fatto. A parità di casi tra seconda e terza ondata, negli Stati dove si è vaccinato maggiormente il rapporto tra casi, ricoveri e decessi è cambiato radicalmente. In altre parole all’aumentare dei nuovi casi non si è verificato più quell’incremento di ricoveri e decessi a cui invece si assiste laddove purtroppo non sono disponibili i vaccini. Un segno tangibile dell’efficacia della vaccinazione. I più critici fanno notare però che l’efficacia della vaccinazione si stia perdendo nel tempo. Un dato reale - i fattori in gioco che hanno portato a questa riduzione sono molti - ma incompleto: l’efficacia contro la malattia sintomatica cala sì nel tempo (si attesta oggi, in Italia, intorno all’80%) ma non quanto quella contro la malattia grave. Andando più nel dettaglio, numeri alla mano, secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità l’efficacia contro la malattia grave -intesa come probabilità di ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva e decesso- rimane estremamente elevata, prossima al 94%. Tradotto: se ti vaccini è altamente improbabile sviluppare la malattia e di conseguenza finire in ospedale per complicanze da Covid-19 rispetto a un non vaccinato.

Disinnescare la malattia

Esistono però dei casi, le famose infezioni “breakthrough”, che possono occorrere anche nelle persone regolarmente vaccinate con due dosi. Ma in questi casi la vaccinazione è tutt’altro che inefficace perché, seppur parziale, il vaccino fornisce comunque uno scudo contro i danni da Covid-19. Sul finire di luglio, sulle pagine della prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, sono stati pubblicati i dati relativi allo studio Recover in cui si sono valutati gli effetti “secondari” della vaccinazione. Dalle analisi è emerso che in caso di infezione nonostante la vaccinazione, la malattia si manifesta in gran parte dei casi con sintomi più lievi rispetto a quelli dei non vaccinati. Sintomi che nella maggior parte dei casi non richiedono affatto ospedalizzazione. Non solo, diversi studi hanno mostrato come nei vaccinati positivi al virus il periodo di infettività risulti ridotto. Infine, a conferma di quanto osservato nello studio sul New England Journal of Medicine, i sintomi sono risultati più blandi. Dati che messi insieme indicano che il vaccino, quando non protegge dall’infezione, contribuisce comunque ad una ridotta trasmissione virale e ad un minor impatto sul sistema sanitario.

Long-Covid: meno probabilità tra i vaccinati

Risultati importanti, quelli osservati nelle “breakthrough infections”, perfettamente in linea con quanto osservato in uno studio pubblicato su The Lancet  Infectious Diseases relativamente al long-Covid, l’insieme dei sintomi fisici, neurologici e psichiatrici riscontrabili in alcuni dei pazienti a distanza di mesi dall’infezione. In questo caso l’obiettivo dei ricercatori era quello di valutare la frequenza di questo disturbo tra i vaccinati che hanno sviluppato comunque la malattia e i non vaccinati. Dalle analisi, realizzate in Inghilterra su 1.2 milioni di persone coinvolte nel “Covid Symptom Study”, è emerso che ad un mese dall’infezione l’11,4% delle persone non vaccinate che ha avuto Covid-19 presentava sintomi da long-Covid. Per contro, nei vaccinati, solo il 5,4%. Una riduzione dunque del 49% delle probabilità di andare incontro a questo disturbo. Ma a questo studio se ne aggiunge un altro, in pre-print su SSRN (gruppo The Lancet), che ha valutato l’impatto della vaccinazione sul recupero dai sintomi da long-Covid. Dalle analisi, effettuate su due gruppi di persone con problemi di long-Covid (un gruppo di vaccinati, l’altro no) è emerso che il tasso di remissione dei sintomi è risultato doppio tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. In altre parole la vaccinazione, anche se la persona si è ammalata, ha migliorato la risposta al virus “cancellando” più in fretta i segni del long-Covid. Un motivo in più per vaccinarsi.