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Governo

Cos'è la sovranità tecnologica che vuole il governo

Cos'è la sovranità tecnologica che vuole il governo
(ansa)
Il nuovo governo si è posto come obiettivo "riportare in casa la produzione di alcune tecnologie essenziali". Una discussione già aperta in ambito europeo. Di cosa si tratta 
4 minuti di lettura

Sovranità digitale. Sovranità tecnologica. Tra i 24 ministri del governo guidato da Giorgia Meloni non c’è quello dell’Innovazione. Al momento pare che nessuno erediterà il documento che Vittorio Colao ha lasciato al suo successore, dove indica i provvedimenti più urgenti per completare la transizione tecnologica avviata dal suo dipartimento. Ma nelle prime interviste dei ministri del nuovo governo emergono già alcune indicazioni per capire su cosa punterà l'esecutivo.

 

La sovranità tecnologica in Ue

Di sovranità tecnologica si è cominciato a discutere apertamente poco prima della pandemia da Covid-19. Appena insediata come presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen aveva sottolineato l’urgenza par l’Europa di avere “piena padronanza e proprietà di tecnologie chiave”. Tra queste, citava “l’informatica quantistica, l’intelligenza artificiale, la blockchain e la produzione di microchip”. Quello che è successo dopo, nei primi mesi post pandemici, con i colli di bottiglia alla fornitura di materie prime, chip e semiconduttori, ha solo accelerato questo processo.

Concetto ribadito da Therry Breton, commissario europeo al mercato interno: “L'Europa non può realizzare la sua transizione digitale e verde senza stabilire una sovranità tecnologica. Dobbiamo lavorare insieme a livello europeo in aree di importanza importanza strategica” e “puntare a colmare il divario digitale coinvolgendo tutti gli stati membri”. La necessità di una strategia a livello europeo, e nazionale, oggi è percepita come un’urgenza. Le recenti tensioni geopolitiche hanno solo accelerato un processo già in atto.

 

La sovranità tecnologica in Italia

Adolfo Urso, neo ministro delle Imprese e del Made in Italy, annuncia che la difesa della sovranità tecnologica contro le acquisizioni di Russia e Cina continuerà a essere la sua “mission” di politica industriale. “Si può fare moltissimo. Il problema della sovranità tecnologica si va ponendo con sempre maggiore forza negli ultimi anni, ed è letteralmente esploso con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russi”, ha detto Urso in un’intervista a La Stampa.

Per il ministro si tratta di “un problema italiano, ma anche europeo in generale”, per questo sarà il centro della sua azione da titolare del dicastero che fu dello Sviluppo economico. “Dobbiamo riportare in casa, sul continente europeo quando l’economia di scala non permette una soluzione nazionale, alcune produzioni cruciali. Penso ai microchip che si fanno solo a Taiwan, ai droni, ma anche alle batterie elettriche per le auto del futuro, oppure ai pannelli solari”.

Italia fin dove è possibile. Europa se l’Italia da sola non può. Ma dalla descrizione di sovranità tecnologica appare evidente un paradigma difensivo, finalizzato a proteggersi dalle grandi acquisizioni da parte dei colossi tecnologici cinesi, e dall’eventualità che dall’Asia non arrivino più componenti essenziali per l’industria e l’automotive.

 

Digitale e pubblica amministrazione

Urso è ancora più chiaro: “La transizione ecologica dai combustibili fossili alle rinnovabili non può e non deve significare che l’Europa passa da una dipendenza dal gas russo a una nuova dipendenza dalle tecnologie cinesi”, sottolineando il ruolo delle nuove tecnologie per affrancarsi dai combustibili fossili.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, per il ministro Paolo Zangrillo la digitalizzazione resterà “una delle chiavi irrinunciabili per avere una Pa che funzioni”, ha detto a La Stampa. Mentre a Repubblica ha ribadito che il suo obiettivo è continuare la profonda riforma avviata da Renato Brunetta, che “si è occupato di dotare la Pa di strumenti di efficienza come la digitalizzazione, che rendono i servizi facilmente accessibili agli utenti”.

 

Sovranità digitale e tecnologica

Anche se sovranità tecnologica e sovranità digitale vanno spesso usate come sinonimi, in realtà si tratta di due principi distinti. Se il primo, si è visto, riguarda soprattutto la capacità di produrre tecnologie, di non essere dipendenti per il loro sviluppo da paesi terzi, che da un momento all’altro possono chiudere i rubinetti, se non addirittura diventare nemici, la definizione di sovranità digitale riguarda piuttosto “la capacità di un paese di agire in modo indipendente nel mondi digitale”.

Il riferimento è piuttosto a ciò che avviene nel cyberspazio, all’uso dei dati, alla profilazione di chi li produce da parte di altri paesi, il controllo delle reti e della trasmissione di informazioni in internet. La nazionalità delle aziende che raccolgono le maggiori quantità di dati definisce “non solo la forza di un Paese in termini di capacità tecnologiche”, ma anche la sua forza “in termini di capacità tecnologiche digitali”, si legge in uno studio dell’Università di Roma Tre.

 

L'Italia verso la sovranità digitale

La sovranità digitale è un tema affrontato nel programma elettorale del centrodestra, e in modo più esteso in quello di Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza della coalizione (e del ministro delle Imprese). La sovranità digitale italiana è un po’ principio intorno quale si declinano tutti i temi del programma: della cybersecurity al il rapporto con i grandi colossi tecnologici, dalla revisione del Pnrr al tema delle startup e della sorveglianza di massa che potrebbe essere causata dalle nuove tecnologie. 

Federico Mollicone, responsabile Innovazione del partito guidato da Giorgia Meloni, ha più volte ribadito che dal tema della sovranità digitale passa “la credibilità dell’Italia e dell’Europa rispetto alle grandi nazioni”.

Ma cosa si intende in FdI con sovranità digitale? Nelle dichiarazioni degli esponenti politici, nonché nel programma, la sovranità digitale è un principio che dovrebbe portare l’Italia a difendere “la libertà e la dignità di ognuno”, anche nel mondo apparentemente etereo di Internet. Ci sono riferimenti alla lotta “all’introduzione di strumenti di controllo digitale di massa e di compressione delle libertà individuali o a meccanismi di scoring, come la 'cittadinanza a punti' su modello cinese”, con riferimento alle piattaforme che il governo di Pechino ha lanciato nel tentativo di premiare cittadini meritevoli di aver seguito delle regole decise dal governo centrale.

 

Contrasto ai colossi tecnologici e golden power per le statup

Il “contrasto alla censura arbitraria dei social network e garanzia del rispetto della libera manifestazione del pensiero da parte delle grandi piattaforme di comunicazione. E la “garanzia di massima sicurezza nella protezione dei dati personali”.

Il tema della sovranità, tecnologica e digitale, torna per quanto riguarda le startup. Mollicone in passato ha parlato della necessità di ridefinire il ruolo di Cdp Venture Capital, il ramo di investimenti in capitale di rischio della controllata dal ministero dell’Economia. La possibilità di impedire acquisizioni dannose doveva diventare una possibilità per Cdp per tutelare i campioni nazionali dell’innovazione. 

Sovranità tecnologia e digitale quindi sembrano quindi aspetti di uno stesso quadro strategico. All’apparenza ‘difensivo’. Lontano forse dall’idea di un mondo interconnesso e attraversato in modo ‘neutro’ dalle tecnologie digitale. Ma reso necessario dalla presa di coscienza che le tecnologie e il digitale non sono neutrali. Non è forse un errore attribuire alle rivelazioni di Edward Snowden l’inizio di questo cambio di approccio.