Sindaci con stipendi troppo bassi, Romanin: «Lavoro dieci ore al giorno, ma con le spese non mi resta nulla»

Il racconto del primo cittadino di Cavasso Nuovo: «Serve una riflessione sulle differenze di retribuzione»

Ci sono sindaci che più di altri meriterebbero un aumento di stipendio. Uomini e donne che decidono di ricoprire un ruolo istituzionale tanto delicato prima di tutto per spirito di servizio verso la comunità: per loro è quasi una “missione”, un dovere morale e civico cui non possono, non riescono a sottrarsi.

Sono i sindaci dei piccoli Comuni, dove il personale è quasi sempre insufficiente, dove un primo cittadino deve andare oltre il suo ruolo. Non necessariamente occupandosi di mansioni che non gli spetterebbero – anche se alle volte accade –, “semplicemente” anteponendo a tutto il bene della propria gente. Sindaci che lavorano dieci ore al giorno, combattono per il proprio territorio difendendolo e cercando di dargli una prospettiva che, in molti casi, è difficile trovare. Comuni di montagna, ad esempio, come Cavasso Nuovo, nel Pordenonese.

Il sindaco Silvano Romanin è stato eletto il 26 maggio 2019. Originario di Porcia, dodici anni fa ha scelto di vivere a Cavasso Nuovo. La scorsa primavera il rischio era quello di non avere nessun candidato, e quindi il commissariamento. Romanin non se l’è sentita: ha risposto alle sollecitazioni dei cittadini, di quella che è diventata la sua gente, succedendo all’attuale consigliere regionale Emanuele Zanon. Sei mesi sono pochi per fare un bilancio, ma bastano per comprendere le difficoltà che si incontrano amministrando un Comune. In particolare uno piccolo come Cavasso Nuovo.

Alle elezioni dello scorso 26 maggio era l’unico candidato: cosa l’ha spinta?

«Non c’era nessuno disposto a fare il sindaco: i cittadini mi hanno chiesto di candidarmi, io non me la sono sentita di far commissariare il Comune. Ho accettato per spirito di servizio, ma faccio il sindaco a tempo pieno: sono pensionato, ho deciso di dedicare il mio tempo al territorio dove vivo con mia moglie da dodici anni».

In questa prima parte di mandato quali sono state le difficoltà più rilevanti che ha dovuto affrontare?

«Ce ne sono molte. Pur avendo avuto un’esperienza come amministratore di casa di riposo, non è facile. Bisogna conoscere i meccanismi, ci sono tante situazioni cui prestare attenzione. Un mix di cose, non ultima, anzi, la difficoltà nel trovare personale».

A questo proposito, qual è la situazione del personale nel suo Comune?

«Dopo alcuni mesi di grandi difficoltà, oggi siamo in organico. Ci mancherebbe un funzionario per l’anagrafe, ma, grazie alla convenzione che abbiamo stretto con Vivaro, riusciamo a garantire la presenza di un impiegato due volte a settimana. Faccio una riflessione. Ho avuto difficoltà nel trovare sostegno per il personale da parte di altri Comuni: dovrebbe esserci un maggiore sentire condiviso, nessuna amministrazione ha cercato di venirmi incontro. Tra Comuni, perlomeno fra quelli piccoli, dovrebbe esserci maggiore solidarietà: un conto sono le realtà più grandi, ma in territori di dimensioni contenute un giorno può toccare a me e domani a un altro di essere in difficoltà».

Le è mai capitato di dover svolgere mansioni che spetterebbero ai dipendenti?

«Per il momento no, ma non avrei paura, ad esempio, nel liberare una strada da un tronco o altre incombenze per le quali ci dovesse essere bisogno di forza lavoro. Certo, non ho la necessaria conoscenza di alcuni programmi usati dagli uffici, ma la mia disponibilità è e continuerà a essere massima. Come quella dei dipendenti: i due operai guidano anche lo scuolabus, e non sono gli unici a svolgere non soltanto le mansioni previste dal contratto».

Facile immaginare che gli impegni non le manchino: quante ore al giorno dedica al ruolo di sindaco?

«Non ho orari. Arrivo alle 9.30-10, non vado mai via prima delle 19. E il sabato sono disponibile dalle 10 alle 12: sono a tempo pieno in tutto, considerando anche gli spostamenti per riunioni e incontri».

La domanda è inevitabile: si sente un sindaco in “trincea”?

«Sì, per certi versi lo sono. Percepisco uno stipendio di 1.020 euro mensili: quando mi sposto per il Comune benzina e pasti non li metto in conto all’ente: a fine mese resteranno 100 euro. Non faccio il sindaco per i soldi, ho 65 anni e ho avuto la fortuna di togliermi delle soddisfazioni professionali, ma credo che, se rapportiamo lo stipendio di sindaci come me a quello di chi guida territori più grandi, qualche riflessione sorga. Il discorso vale anche per gli assessori: un componente della mia giunta lavora gratis». —


 

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